mercoledì 1 aprile 2009
L'inverno e' lastricato di buone intenzioni.
(ANSA) - AOSTA, 31 MAR - L'Assemblea Costituente del Pd della Valle d'Aosta ha sollecitato la propria Commissione politica ad incontrare al più presto i rappresentanti della lista dell'Alleanza Autonomista Progressista (il 'Galletto'), apparentata all'Italia dei Valori alle prossime elezioni europee, per chiarire l'utilizzo di sigle e simboli presentati in passate elezioni con altre finalità.
A questo punto, per coerenza, dovrebbero candidare alle europee Giulio Fiou e Piero Ferraris, la loro linea politica è quella dell'attuale PD sarebbe un riconoscimento ed indennizzo dovuto.
Riporto per memoria comune un articolo di 12vda.it del 28 marzo 2008, giusto un anno fa. Vi prego di prendere nota delle posizione dei personaggi citati e confrontarle con le attuali.
Pd spaccato: Ferraris e Fiou polemici nei confronti di Donzel e Sandri chiedono l'aiuto di Veltroni
«Mi avvio, con le prossime elezioni del maggio 2008, a lasciare la carica di Consigliere regionale». Con queste parole, Piero Ferraris, ex assessore alle attività produttive, consigliere regionale del gruppo 'Per il Partito democratico', non perde la sua proverbiale calma nello scrivere, giovedì 27 marzo, al segretario nazionale e candidato premier Walter Veltroni, denunciando «l'illegittima ed inaccettabile cancellazione del mio nominativo dagli elenchi degli iscritti del Circolo Pd di Aosta».
Ferraris ha deciso, insieme a Giulio Fiou, di non ricandidarsi alle prossime regionali evidenziando come nel Pd valdostano ci sia «un malessere diffuso - scrive ancora - dimostrato anche dal fatto che alle elezioni dei circoli territoriali hanno partecipato meno di 450 persone a fronte di circa 3.500 partecipanti alle primarie del 14 ottobre 2007, in assoluta controtendenza con quanto verificatosi nel resto del Paese».
Piero Ferraris rimanda al mittente le motivazioni, definite «pretestuose» della sua cancellazione dal Pd: «il segretario regionale ha assunto su di sé il ruolo di pubblico ministero e di giudice, al di fuori di ogni norma statutaria che assegna alla commissione di garanzia l'accertamento di eventuali violazioni del codice etico e dello statuto, in tutto in assenza di un regolamento, ad oggi non ancora approvato dall'assemblea nazionale, che definisca le procedure da seguire e le sanzioni da adottarsi: il segretario si è così arrogato un potere che non gli compete».
«Si è proceduto con una fretta incomprensibile a comunicare agli organi di stampa la notizia della mia 'cancellazione' dal Pd - aggiunge Piero Ferraris - senza che io sia mai stato interpellato e sentito in merito al provvedimento preso a mio carico. Dopotutto, il Pd, ad oggi, non ha ancora iscritti, in quanto la partecipazione dei circoli territoriali non si configura come iscrizione al partito: sarei quindi stato espulso da un partito ancora prima di esservi iscritto»
«Chiedo pertanto un tuo intervento, in qualità di segretario nazionale - conclude la lettera a Veltroni - per il ripristino di condizioni di normale legalità e certezza dei diritti del Pd della Valle d'Aosta, questo anche allo scopo di porre fine alla perdita di credibilità e di immagine subìte dal partito locale alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali. Per quanto mi riguarda, devo constatare, con una certa amarezza, come la mia storia, la mia idea di politica, non possano riconoscersi in questo partito locale che poco o nulla sembra abbia a spartire con l'ambizioso progetto del Pd nazionale».
Dalla parte di Ferraris si sono schierati i costituenti nazionali del Pd Giuliana Ferrero ed Enrico Bich e quelli regionali Antonella Barillà, Silvia Caveri, Annarita Nassisi, Domenico Tripodi, Giuseppe Rollandin e Luca Tonino che hanno scritto sia a Donzel sia a Veltroni ponendo «una serie di preoccupanti interrogativi».
«Sul piano politico si potrebbe sollevare più di una ragione che attiene oggi all'opportunità di intraprendere, oggi, e con tale violenza - si legge nella lettera firmata dagli otto membri - un'azione nei confronti di un compagno che ha contribuito in modo importante alla costruzione di una moderna sinistra riformista in questa regione. Prendiamo atto che il segretario si è probabilmente preoccupato in primo luogo di dimostrare la sua capacità di 'mostrare i muscoli'. E' sul piano delle procedure che la vicenda appare però aberrante: dove sta scritto che il segretario del partito ha il potere di 'cancellare' un iscritto dall'elenco degli aderenti? La segnalazione della presenza di una violazione delle regole, statutarie ed etiche, da parte di un iscritto, deve essere rivolta ad un organo di garanzia, che ascolti le ragioni delle due parti, consentendo all'accusato di difendersi, per arrivare ad una decisione che, per elementari regole di garanzia, normalmente potrà essere impugnata, ricorrendo ad un organismo superiore. Prima ancora di discutere del merito e dell'opportunità politica, chiediamo al segretario Donzel di sgomberare il campo da qualsiasi equivoco e di affrontare la questione in oggetto nei termini statutari e con il pieno rispetto delle norme di garanzia a tutela degli iscritti».
Da parte sua l'esecutivo del Pd valdostano ha espresso, nella sua riunione di venerdì 28 marzo, il suo 'appoggio incondizionato' a Raimondo Donzel: «ribadiamo che che la decisione di cancellare l'iscrizione del Consigliere Ferraris dal circolo territoriale di 'Aosta Centro' - si legge in una nota - non è stato un atto arbitrario del segretario ma un provvedimento avallato all'unanimità dall'esecutivo e dall'assemblea costituente sulla base di quanto stabilito dal codice etico e dallo statuto del Pd. La decisione non è stata motivata da una volontà massimalista che non ammette opinioni discordanti, ma dalla scelta di costruire un partito nuovo che si basa sul rispetto di regole condivise».
Secondo l'esecutivo del Pd, «il consigliere Ferraris rifiutava di versare le quote del suo compenso al partito come è previsto dalla Statuto - specificano, elencando le motivazioni per le quali l'ex assessore è stato cancellato dal movimento - si rifiutava di aderire al gruppo regionale del Partito democratico, tenendo invece in vita un gruppo denominato 'Per il Partito Democratico in Valle d'Aosta', che ovviamente creava un'inaccettabile confusione tra i cittadini e i simpatizzanti del partito; agiva in Consiglio regionale in appoggio al Governo regionale in contraddizione con la linea politica del partito: partecipava a dibattiti televisivi elettorali in occasione del referendum propositivo del novembre 2007, per sostenere ufficialmente una posizione opposta a quella decisa all'unanimità dal partito; attaccava pubblicamente la persona del segretario regionale nel corso di sedute del Consiglio regionale; sconfessava in molte occasioni pubbliche e sui mezzi di informazione la linea politica del partito e non partecipava in alcun modo alla vita politica del partito se non con azioni di disturbo».
«Va detto che sono cinque anni che abbiamo difficoltà di rapporti con il gruppo dirigente del nostro partito di appartenenza - aggiunge Giulio Fiou - che fino a poco tempo fa erano i Ds. Questo per la scelta di quel gruppo dirigente, prima guidato, in seguito ispirato, dall'attuale capogruppo del Pd in Regione, di perseguire un disegno politico del distruggere per esserci. Hanno distrutto un partito, un'alleanza, una maggioranza, un gruppo, un patrimonio di rapporti politici. Hanno contribuito a denigrare le istituzioni e tutto senza costruire nulla di alternativo, tentando, senza riuscirci, di buttare a mare anche la maggioranza comunale scelta dai cittadini di Aosta e sono sulla strada di consegnare la Valle d'Aosta alla destra. In Regione poi, i rappresentanti 'accreditati' del Pd stanno di giorno in giorno radicalizzando gli atteggiamenti distruttivi, nella forma e nella sostanza, dei rapporti interno all'istituzione con posizioni tra l'altro molto contradditorie riguardo ai problemi della comunità valdostana. Ferraris ed io, ancora una volta, siamo costretti a tenerci a distanza da quegli atteggiamenti in cui invece i responsabili del Pd valdostano pare vogliano riconoscersi. Il primo atto ufficiale nei nostri confronti del neo segretario del Pd valdostano Donzel, eletto grazie al sostegno del vecchio gruppo dirigente dei Ds, ed in particolare del gruppo regionale Sandri e Fontana, è stato di chiamarci e di imporci di rientrare nel gruppo capeggiato da Sandri pena la nostra non entrata nel Pd e la diffida ad utilizzare ancora il nome che avevamo scelto per il nostro gruppo, lo speranzoso 'Per il Pd'».
«Non sono state accettate le nostre proposte di mediazione - continua l'ex sindaco di Aosta - come cambiare il capogruppo, o soprassedere alla questione di due gruppi per non obbligarci ad assumerci in solido la responsabilità delle iniziative politiche di Sandri. La cosa, a pochi mesi dalla conclusione della legislatura, non avrebbe creato problemi, visto che noi ci eravamo costruiti un'uscita dalla politica attiva senza clamori. Io ho deciso, con rammarico, che non mi sarei iscritto ad un partito così lontano dal progetto Vetroni, Ferraris ha provato ad insistere ed il risultato lo conoscete. Ora prenderemo definitivamente le distanza dal Pd e ci ritiriamo anche dalla partecipazione alla costruzione del nuovo soggetto politico della sinistra, così risolviamo il nostro rapporto con il partito di Donzel, Sandri e Fontana».
Sempre da 12vda.it le scelte per le elezioni europee del prossimo giugno:
Il Pd valdostano promuove la proposta di costituire un ampio schieramento autonomista e riformista per un candidato alle elezioni europee
L'Assemblea costituente del Partito democratico della Valle d'Aosta ha approvato all'unanimità la proposta di Raimondo Donzel, consigliere regionale e segretario regionale del Pd di verificare la possibilità di costituire un ampio schieramento di forze autonomiste e riformiste per riuscire ad eleggere un valdostano nel Parlamento europeo: «in questa fase di crisi economica - spiega Donzel - l'Europa è un'opportunità concreta e, per come sta agendo il Governo nazionale, forse l'unica per dare risposte allo spettro della disoccupazione, all'aumento della povertà, al deperimento del tessuto economico e industriale. L'Europa è sempre più il luogo dove si definiscono le scelte strategiche e le condizioni dello sviluppo anche della Valle d'Aosta. Per questo motivo riteniamo che sia necessario un forte accordo programmatico sulle priorità che la Valle d'Aosta intende portare in Europa: abbiamo quindi istituito una commissione politica per incontrare i Parlamentari valdostani e tutte le forze politiche che siano interessate al confronto».
Oltre che dallo stesso Donzel, la commissione politica è formata dal capogruppo in Consiglio Valle, Carmela Fontana, il capogruppo al Consiglio comunale ad Aosta, Alder Tonino, il presidente della quinta commissione regionale, Gianni Rigo, il responsabile della comunicazione del Pd e direttore del "Travail", Giovanna Zanchi, ed il consigliere del comune di Aosta, Enrico Bich.
Infine leggete questi due periodi:
Le elezioni politiche del 2006, con la vittoria della lista dell'Alleanza Autonomista Progressista e l'elezione del deputato Roberto Nicco e del senatore Carlo Perrin in contrapposizione ai candidati espressi dalle forze della maggioranza di governo della Regione, sono state un segnale inequivocabile della richiesta da parte degli elettori di cambiare il modo di fare politica in Valle d'Aosta.
Anche le elezioni politiche del 2008 hanno sancito la vittoria dell'Alleanza Autonomista Progressista alla Camera dei deputati, con la conferma di Roberto Nicco. In particolare il risultato di Aosta, dove Nicco ha superato di quasi 10 punti percentuali il candidato della maggioranza regionale, dà una chiara indicazione delle potenzialità dell'Alleanza.
Indovinello: da dove ho fatto coppia-incolla?
L'inverno e' lastricato di buone intenzioni.
E. Flaiano
L'ultima ora di Spigolando e ultima ora bis
da Corriere del 19/04/2009
vedrete I CURRICULUM DEI MANAGER PUBBLICI. lA P.A. NON SIA OSPIZIO DI POLITICI TROMBATI»
Brunetta: «Col federalismo stop ai privilegi delle Regioni a statuto speciale »
«Ora tutte saranno "speciali" , e non perchè hanno più soldi delle altre»
Renato Brunetta (Lapresse)ALBA (CUNEO) - «Tra poche settimane pubblicherò i curricula di tutti i direttori generali e dei manager della pubblica amministrazione». L'annuncio è del ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta, intervenuto ad Alba alla presentazione del candidato sindaco Carlo Castellengo. «Lo farò -ha annunciato il ministro fra gli appalusi del pubblico- come ho pubblicato i nomi, i cognomi e le remunerazioni di tutti gli amministratori delle public utilities, le ex municipalizzate che a volte sono aree di grande efficienza ma a volte barconi per trombati». Ricordando che già sono stati pubblicati 27mila nomi e che saliranno nelle prossime settimane, Brunetta ha concluso: «Li pubblicherò tutti non per demonizzare qualcuno ma per trasparenza. Se uno è un bravo amministratore, produce bene e fa efficienza è giusto che sia pagato, ma la pubblica amministrazione non deve essere un ospizio per trombati della politica».
«FINE PRIVILEGI REGIONI STATUTO SPECIALI» - «Basta con le Regioni a statuto speciale» ha anche detto Brunetta, commentando le critiche del sindacato valdostano Savt-Ecole sulla legge Gelmini e sulla legge Brunetta. «Tutte le Regioni italiane - ha precisato - saranno speciali, non ci saranno più privilegi». «Le Regioni a Statuto speciale - ha affermato Brunetta - sono istituzioni della Repubblica che per 50-60 anni hanno chi bene chi meno bene goduto di un vantaggio finanziario. Molti l'hanno usato bene, altri meno bene. Con il federalismo e il federalismo fiscale che stiamo realizzando avremo tutte regioni a statuto speciale. Si giocherà non più sui trasferimenti maggiori, ma sull'efficienza, la qualità, la trasparenza, la produttività. E saremo tutti un po' più equi. Che nessuno - ha aggiunto - strilli alla lesa autonomia, non si tratta di questo. Si tratta solo di redistribuire meglio le risorse della collettività».
«QUELLO É UN FEDERALISMO EGOISTICO» - «Il sindacato Savt-Ecole ha detto oggi che per il prossimo anno ci sarà un incremento nella regione di 30 posti per gli insegnanti e «non il taglio di organici come avviene purtroppo nel resto del territorio nazionale in applicazione della legge Gelmini e della legge Brunetta». «Mi sono arrabbiato - ha sottolineato Brunetta - perchè è troppo facile aumentare gli insegnanti con i soldi degli altri. La Valle d'Aosta è una regione piccola, che riceve dallo Stato cinque volte le risorse delle altre. Questo è ciò che io chiamo federalismo bastardo: è troppo facile nascondersi dietro all'autonomia per sprecare le risorse». Secondo Brunetta, «federalismo non vuole dire avere la spesa facile, ma esercitare responsabilità e trasparenza». «L'attuale federalismo egoista di matrice post bellica - ha rimarcato - è finito. D'ora in poi dovrà esserci un federalismo nel quale tutte le Regioni siano speciali, e non perchè hanno più soldi delle altre. Credo che in Italia non dobbiamo più avere figli e figliastri, cicale e formiche, con i soldi che vanno sempre solo alle cicale. È stato così per 50 anni, ora è una storia finita: il federalismo che stiamo costruendo sarà un federalismo della convergenza e della responsabilità».
Ahi, ahi .......... gli "apparentati" sono come le scarpe più sono piccoli più fanno male!
Politici trombati? Jamais chez-nous, risorse da non disperdere!
da 12vda.it
00:23 EUROPEE: VAL D'AOSTA,UV FAVOREVOLE AD APPARENTAMENTO CON PDL
(ANSA) - QUART (AOSTA), 8 APR - Con 14 voti contrari, sei astensioni e 90 voti favorevoli il Conseil federal dell'Union Valdotaine ha approvato un documento per portare avanti le trattative con il Pdl per un "apparentamento" alle prossime elezioni europee. La riunione si è svolta al Villair di Quart e si è conclusa poco prima di mezzanotte. Il 'parlamentino' dell'Uv, dopo un acceso e serrato confronto, ha quindi affidato al Comité federal il mandato per proseguire i colloqui con il Pdl. "E' stata una chiara scelta di identificazione con l'elettorato valdostano" ha commentato il presidente del movimento, Ego Perron, che ai delegati aveva detto: "Proponiamo una soluzione per avere un rappresentante al Parlamento Europeo. Non abbiamo mendicato nulla, non abbiamo negato la nostra storia né i nostri principi, così come non vogliamo rinunciare a radici, storia e passato". Non a favore dell'accordo con il Pdl si sono dichiarati l'assessore regionale Laurent Vierin, gli ex presidenti della Regione Dino Vierin e Luciano Caveri, il sindaco di Aosta, Guido Grimod, mentre a favore si sono espressi l'attuale presidente della Regione, Augusto Rollandin ("E' un accordo politico solo per le europee, se corriamo da soli non ci sono speranze mentre se stringiamo un'alleanza possiamo puntare a un risultato positivo"), il presidente del Consiglio comunale di Aosta, Renato Favre, e il vice-presidente del movimento, Ugo Voyat. (ANSA).
(ANSA) - AOSTA, 8 APR - Tre ore di acceso dibattito per decidere di proporre al Pdl un accordo elettorale per un 'apparentamento' alle prossime elezioni europee. Il Conseil federal dell'Union valdotaine ha approvato ieri sera, a grande maggioranza, il documento presentato dal presidente Ego Perron e modificato durante l'assemblea (no ad un candidato nella lista Pdl e sì all'apparentamento). In oltre 60 anni di storia il movimento autonomista valdostano non aveva mai stretto alleanze con partiti di destra né aveva mai invitato Alleanza nazionale ai suoi congressi. "In quest'assemblea ho sentito critiche - ha tuonato davanti ai delegati Perron - ma non soluzioni. Noi abbiamo lavorato in condizioni difficili per individuare un percorso che ci possa permettere di eleggere un rappresentante a Bruxelles. Senza mendicare nulla e senza negare la nostra storia, i nostri principi, il nostri patrimonio culturale". Favorevole anche il presidente della Regione Valle d'Aosta, Augusto Rollandin, secondo il quale "questo è un accordo politico solo per le elezioni europee". "Se corriamo da soli non abbiamo possibilità - ha spiegato alla platea - altrimenti c'é l'opportunità di ottenere un rappresentante. Per noi destra o sinistra è la stessa cosa". Il Conseil ha così dato mandato al Comité federal di portare avanti nei prossimi giorni le trattative con il Pdl per raggiungere un accordo. (ANSA).
Il bipolarismo non poteva continuare a fermarsi a Pont-Saint-Martin, la scelta del Comité federal dell’UV è una scelta di campo. Tentare di occultarla sotto le mentite spoglie di una soluzione tecnica per assicurarsi maggiori chances di eleggere un eurodeputato è una meschina mistificazione.
Le chances rimangono basse o per meglio dire nulle, nel 2004 l’ultimo degli eletti nella lista di Forza Italia prese più di 49.000 preferenze, nella lista di Alleanza Nazionale più di 66.000, la prima dei non eletti in Forza Italia dopo tutte le dimissioni per incompatibilità e le scelte dei big
risultava Iva Zanicchi con quasi 35.000; i consensi raggranellati da Guido Grimod furono
21.157!
La caccia alle preferenze personali nel PDL sarà forte perché le due anime FI e AN avranno la possibilità di marcare il loro peso specifico all’interno del neonato partito e di farlo valere nei costituendi organismi interni, quindi oltre all'interesse personale di farsi eleggere i candidati di punta avranno il supporto degli apparati dei due partiti originari.Non era una scelta obbligata, oltre all’ipotesi Lega Nord, tramontata improvvisamente e senza una vera spiegazione del perché, esisteva anche la sponda UDC che partecipa in regione ad uno dei movimenti della maggioranza, la Stelle Alpina. L’UDC avrebbe permesso all’UV di continuare
nel "nì gauche, nì droite", non sarebbe stato un matrimonio di amore, probabilmente gradito alla
parte ultra-cattolica degli amici del Senatore
Fosson e comunque meno lacerante della opzione PDL.
L’offerta del PD non era stata scartata a priori nel precedente Comité solo per ragioni di opportunità, una sorta di bluff per non dichiarare immediatamente la scelta di campo, per non creare troppe difficoltà alla giunta comunale di Aosta e agevolare l’autolesionismo del centrosinistra regionale che si presenterà una volta di più diviso.Nel quadro attuale diventa evidente che la possibilità che un parlamentare europeo sia valdostano si avvicina allo zero assoluto. Il prossimo test elettorale diventa quindi strategico per altri scenari: la possibilità di imbarcare definitivamente il PDL nella maggioranza regionale e di conseguenza la costruzione delle prossime alleanze per le comunali, in particolare per la città di Aosta.
Un buon risultato alle europee per la lista o il candidato UV sarebbe il nulla osta alla virata a destra, come a dire prendiamo atto che il vento tira in quella direzione e per evitare che ci taglino troppo le unghie facciamo buon viso a cattivo gioco.
Nel ventennio anche la Valle d’Aosta partecipò al periodo del "consenso".
Rimangono coloro per cui, ce ne scuserà il Presidente Rollandin, destra e sinistra non sono la stessa cosa, credo anche per quelli con tessera rossonera che non dimenticano contro chi combatterono i padri della nostra autonomia e della nostra libertà .
Pensieri controcorrente
Caso Reggio - Quando i Santi in paradiso sono targati RC-AN
Il caso - VOTO IN PARLAMENTO
E Reggio Calabria diventa «metropoli»
Assente nella legge del '70, «promossa» dal centrodestra
V aglielo a spiegare ai cittadini di Verona, Taranto, Padova o Brescia, perché Reggio Calabria debba entrare tra le «aree metropolitane» e le loro città, più grandi, no. Vaglielo a spiegare soprattutto ai sindaci leghisti, già in fibrillazione coi loro elettori per i soldi dati a Catania e a Palermo. Eppure è così: nella scia d'un voto in commissione passato grazie a un emendamento voluto da An, il capoluogo calabrese farà parte del gruppetto delle elette. Pur non entrando in neppure una delle classifiche dei maggiori sistemi urbani italiani.
La legge 142 del 1970 all'articolo 17 è in realtà chiarissima: «Sono considerate aree metropolitane le zone comprendenti i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e gli altri comuni i cui insediamenti abbiano con essi rapporti di stretta integrazione in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali». Totale: nove. Più Cagliari, in virtù dell'articolo 43 dello statuto speciale per la Sardegna. Un'aggiunta che si sarebbe tirata dietro le aree metropolitane decise «autonomamente » a livello regionale per Palermo, Catania o Messina.
Di fatto, definire cosa sia un'area metropolitana è più complesso. La legge parla di comuni che assumono le «funzioni di competenza provinciale » quando «hanno precipuo carattere sovracomunale» e queste funzioni (pianificazione territoriale, viabilità, traffico e trasporti, tutela dei beni culturali e dell'ambiente, difesa del suolo, smaltimento dei rifiuti) «debbono, per ragioni di economicità ed efficienza, essere svolte in forma coordinata nell'area metropolitana». Una definizione che dice tutto e niente. Gli stessi urbanisti non sono concordi sul metodo «scientifico» per enunciare una volta per tutte cosa sia un'area metropolitana. In linea di massima, tanto per intenderci, si considera tale un sistema di comuni che hanno un grosso insediamento centrale e una serie di comuni satelliti che, per motivi economici, culturali, sanitari, viari, ferroviari e così via gravitano intorno.
Fatto sta che, al di là della definizione della legge varata e mai portata a compimento 39 anni fa (per capirci: l'anno in cui Luciano Lama diventava segretario della Cgil, mezzo milione di hippies inondavano l'isola di Wight per sentire Jimi Hendrix e la nazionale perdeva la finale in Messico col Brasile) esistono un mucchio di tabelle, classifiche, elenchi e mappe differenti. Con una sola caratteristica in comune: tra le aree metropolitane non c'è mai Reggio Calabria.
Non c'è nel cartogramma dell'Istat sulla densità di popolazione residente dove spiccano in colore rosso fuoco Roma e Milano, Padova e Torino, Livorno e Bari, Napoli e Ancona ed altre ancora, ma non la città sullo stretto. Non c'è nella graduatoria delle città più popolose, dove è al 19˚ posto appena davanti a Parma e alle spalle non solo di Verona, Brescia, Padova, Trieste o Taranto ma perfino di Prato. Non c'è nella mappa Istat dei grandi comuni, dove piuttosto c'è la dirimpettaia Messina. Non c'è, infine, nella tabella dei primi 13 «Sistemi Locali del Lavoro dei Grandi Comuni» elaborata ancora dall'Istat e usata da chi governa per decidere come e cosa fare dato che questi «Sistemi» sono «unità territoriali costituite da più comuni contigui fra loro, geograficamente e statisticamente comparabili» e insomma fotografano al meglio la complessità delle maggiori aree urbane.
Non bastano i dati italiani? Andiamo a prendere «Les aglomeraciones metropolitanes i les regions europees », uno studio condotto dall'«Institut d'Estudis Regionals i Metropolitans de Barcelona» che ha messo in fila 88 aree metropolitane. La prima è quella intorno a Londra che arriva a dodici milioni e mezzo di abitanti, la seconda è quella di Colonia con dieci milioni, la terza quella di Parigi, la quarta di Liverpool e Manchester, la quinta quella di Amsterdam, la sesta quella di Milano: 6 milioni e 114 mila abitanti. E giù giù a scendere si trovano Napoli e Roma, Torino e Palermo, Genova e Catania e Bologna e Padova e perfino Pescara. Ma non Reggio Calabria.
Tema: perché è stata dunque inserita dalle Commissioni Riunite Bilancio e Finanze tra le aree metropolitane? Per il numero degli abitanti della provincia? No: con 564.223 è molto più piccola di quelle di Varese, Treviso o Caserta. Per il numero degli abitanti della città sommati al circondario? No, perché i municipi limitrofi, tra i quali spicca Sant'Alessio in Aspromonte (364 anime) arrivano tutti insieme a 39.118 persone, il che fa della «Grande Reggio» una città assai meno popolosa della sola Verona senza i suoi popolosi sobborghi.
E allora? Se fosse stata varata «un'area metropolitana dello Stretto, mettendo insieme Reggio e Messina in previsione del Ponte», come dice polemicamente il deputato dipietrista Antonio Borghesi nella scia d'una vecchia tesi, sarebbe forse stato diverso. Forse. Ma così? Per capirci qualcosa, può aiutare l'elenco di chi, forse auspicando un futuro arrivo di finanziamenti ad hoc, ha presentato l'emendamento: i deputati Italo Bocchino, Massimo Corsaro, Francesco Nucara, Antonino Foti, Angela Napoli e Santo Versace. Denominatori comuni? O sono reggini o sono di An o sono le due cose insieme. E chi governa da anni sulla sponda calabrese dello Stretto? Giuseppe Scopelliti, di An.
Per carità, tutto legittimo. La politica, in democrazia, è fatta di scelte politiche. E non si può accontentare tutti. Resta la domanda: dopo avere deglutito come fossero olio di ricino i soldi dati a Catania, i soldi dati a Roma, i soldi dati per evitare la bancarotta dell'Amia palermitana, come sarà vissuta la novità dentro la destra di governo? Cosa diranno governatori come Giancarlo Galan convinti che «il governo si sta meridionalizzando» e certi sindaci padani alle prese con un elettorato affetto da dolorosi mal di pancia?
Gian Antonio Stella
22 marzo 2009
Reggio Calabria festeggia, è tra le “città metropolitane”
Il riconoscimento ufficializzato dal voto in aula a Montecitorio. Scopelliti festeggia e bacchetta Loiero: «Il suo silenzio diverte»
25/03/2009
di FRANCESCO PAOLILLO
Reggio Calabria è la decima città metropolitana dopo l’approvazione, alla Camera, del Ddl sul federalismo fiscale. All’indomani del via libera all’emendamento “Bocchino-Corsaro-Versace” da parte della commissione Bilancio, la provincia calabrese supera anchel’esame dell’aula. Reggio s’inserisce, dunque, nella lista insieme a Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Napoli, oltre ai territori riconosciuti dalle regioni a statuto speciale (Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Sassari e Trieste). Per il sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti, «il primo tempo è vinto, adesso dobbiamo portare a casa la partita». Il primo cittadino aspetta «fiducioso» il prossimo appuntamento al Senato e, intanto, esulta per l’accoglimento dell’articolo 22 del testo sul federalismo.Un riconoscimento che, ammette il primo cittadino, «c’è costato tanta fatica». L’iter che ha portato alla discussione del testo in aula, infatti, ha subito tanti e tanti di quegli scossoni che, quasi quasi, rischiavano di lasciare al palo la città dello Stretto. Prima l’articolo del Corriere della sera, dove Gianantonio Stella sottolineava la mancanza dei requisiti di Reggio per ottenere l’investitura di “metropolitana”, poi le “bizze” del ministro Roberto Maroni e del sindaco di Verona, Flavio Tosi. Infine, la sfilza di emendamenti alla Camera durante la discussione. Così, la conferenza stampa organizzata in tutta fretta a Palazzo San Giorgio, è servita al sindaco Scopelliti per tirare un lungo sospiro di sollievo. Prima di tutto ha ringraziato i parlamentari calabresi, anche quelli del Pd, e, poi, ha stretto, idealmente, la mano al ministro Roberto Calderoli: «E’ grazie ad un leghistase oggi portiamo un risultato di questa portata». Già, Calderoli. Che, secondo il il primo cittadino, ha avuto il merito di «mandare al macero un pericolosissimo emendamento presentato da Aurelio Misiti». Il deputato di Idv proponeva il riconoscimento immediato della città metropolitana di Reggio-Messina. Tutte e due insieme, subito. «Un emendamento impresentabile - spiega Scopelliti - per il semplice fatto che il Parlamento non può legiferare sulla Sicilia che è una regione a statuto speciale. Fosse passata la “Proposta Misiti” si sarebbero creati dei problemi di incostituzionalità che avrebbero messo la parola fine ad ogni ambizione etropolitana della nostra città». Contrariato, Scopelliti, è anche per il fatto che «a quell’emendamento il Pd ha votato favorevole in blocco». Il sindaco, poi, riflette sugli interventi in aula. Guarda con sospetto Misiti, attacca Casini, Tabacci, Cimadoro e Borghesi, applaude Bocchino e Nucara. Ma nulla può guastare questo giorno di festa:«Sono orgoglioso per la coesione mostrata in questa sfida. Dalla compattezza diPdl e Lega fino al contributo del Pd. In questi giorni sono sempre stato in contatto col presidente Giuseppe Bova. Oggi siamo felici insieme». Nel festival dei buoni sentimenti, l’unico affondo è per Loiero: «Il suo silenzio diverte».
«preferisco l’audacia della speranza alla timidezza del cinismo»
Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti. Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”. Norberto Bobbio
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