Jean François Millet, Le spigolatrici, 1857

sabato 25 aprile 2009

Un voto utile. La Valle d’Aosta in Europa, una chance da cogliere.

Le peculiarità del sistema elettorale per le elezioni dei Parlamentari Europei possono riservare delle piacevoli sorprese.

Il sistema elettorale che regola le elezioni europee non prevede un collegio e quindi un seggio parlamentare per la Valle d’Aosta ma, come per le altre “minoranze linguistiche”, prevede la possibilità di presentare liste apparentate con liste nazionali nella circoscrizione di competenza, per noi il nord-ovest (Piemonte, Liguria e Lombardia).
Per i candidati valdostani, inseriti direttamente nelle liste della circoscrizione, è determinante la ristrettezza del bacino di potenziali elettori da cui attingere preferenze personali. La lista del PD dovrà contenere la perdita di consensi prevista dai sondaggi e candida tutti i personaggi che possono apportare un loro personale contributo di consensi, la soglia di preferenze già alta, nel 2004 più di 50.000 per la prima non eletta, sarà fuori portata del candidato valdostano cosi come lo sarà per quello della Lega, primo non eletto nel 2004 14.000 preferenze.
Il meccanismo dell’apparentamento implica che, salvo il raggiungimento della fatidica quota di 50.000 voti che permette l’elezione automatica con lo scavalcamento dell’ultimo degli eletti della lista “madre”, i candidati della lista apparentata entrano nella stessa “classifica” di quelli della lista nazionale.
Quali conseguenze pratiche comporta questo meccanismo?
Due sono le liste valdostane apparentate che si presentano all’elettorato i prossimi 6 e 7 giugno, Vallée d’Aoste (UV, S.A., F.A.; l’attuale maggioranza regionale) e Autonomie-Liberté-Démocratie en Europe (VdaVive, R.V., Verdi, L. Fortuna; il Galletto). La prima apparentata con il PDL di Berlusconi, la seconda con l’IdV di Di Pietro.
Per Aurelio Marguerettaz, candidato di Vallée d’Aoste, l’asticella è posta molto in alto; di fatto l’obbiettivo, il target, è quello dei 50.000 voti.
Il probabile successo elettorale, il tipo di lista, la caratura dei candidati e l’oggettiva utilità per “regolare” i rapporti di forza interni tra Forza Italia e Alleanza Nazionale nel neonato Popolo della Libertà porteranno ad una concentrazione delle preferenze e quindi ad una soglia molto elevata per ottenere l’elezione. Nel 2004 La Russa, l’attuale ministro della Difesa, risultò il secondo dei due eletti, dopo G. Fini, di A.N. nel nord-ovest con circa 66.000 preferenze il primo dei non eletti, Cristiana Muscardini, ne raccolse 21.000; in F.I. Mantovano fu l’ultimo dei 5 eletti con 49.000 voti, primo dei non eletti Gawronski con 35.000 preferenze. Non tralasciamo il fatto che il numero di europarlamentari eleggibili è diminuito dal 2004 passando da 23 a 19 per la circoscrizione 1, nord-ovest.
Quasi tutti gli europarlamentari uscenti del centro destra verranno ricandidati così come alcuni esponenti del Governo a partire dallo stesso Berlusconi (non faranno gli europarlamentari ma serviranno ad attirare consensi) a seguire amministratori locali di “peso”, con bacini elettorali ben superiori ai 100.000 valdostani, e i volti noti della televisione, spettacolo e sport.
Nel 2004 Guido Grimod, anche allora Sindaco di Aosta, ottenne 16.905 preferenze con la lista Federalismo in Europa apparentata a quella Uniti per l’Ulivo, risultando quindicesimo con ben 9 non eletti davanti a lui.
Il candidato del “Galletto”, Roberto Louvin, si trova invece ad avere una soglia d’ingresso molto più bassa ed abbordabile, salvo sorprese e clamorosi abbagli 13.000/15.000 preferenze potrebbero essere sufficienti per ottenere un rappresentante della Valle d’Aosta a Strasburgo.
L’apparentamento con l’Italia dei Valori offre infatti una concreta possibilità di successo, il movimento dipietrista gode di previsioni favorevoli nei sondaggi e punta ad almeno due eletti nel nord-ovest. La lista sarà trascinata dal capolista Antonio Di Pietro che però non lascerà il seggio nazionale, il secondo eletto sarà sicuramente l’ex magistrato De Magistris che potrà usufruire della visibilità mediatica delle sue vicende professionali, dopo di che ci saranno una serie di candidati rispettabili, persone per bene ma poco noti e senza una base elettorale consolidata. Ci affidiamo quindi alla storia e a quanto già accaduto negli anni scorsi.
Nel 1999 Luciano Caveri ottenne 28.645 voti con una lista apparentata a quella dei Democratici, capo lista, fatal combinazione, proprio Antonio Di Pietro; primo dei non eletti dopo Massimo Cacciari (78.584) a cui subentrò dopo l’elezione di quest’ultimo a Consigliere regionale del Veneto da candidato, sconfitto, alla carica di Presidente della Regione. Lasciò il seggio di europarlamentare per candidarsi alle regionali nel 2003 sostituito da Giorgio Calò segretario regionale dell’IdV prima in Lombardia e poi in Liguria che con sole 11.863 preferenze divenne europarlamentare.
Come spesso accade ciò che esce dalla porta entra dalla finestra; il seggio negato dalla riforma del sistema elettorale potrebbe diventare una realtà proprio grazie alle regole contestate dal mondo politico valdostano.
Dario M. Carmassi

giovedì 9 aprile 2009

Non votate mai chi dice "datemi il voto che poi ti trovo il posto di lavoro"



foto pubblicata da boston.com

Ero rimasto colpito già dalle prime immagini passate in televisione.

Osservate questa foto, ne potrete trovare decine di altre analoghe ovunque, non tutte le case sono crollate!
La colpa del disastro è del terremoto o di come sono stati costruiti i fabbricati?

Questi morti o la gran parte di essi, a partire dai ragazzi della "Casa dello studente", non sono vittime della fatalità, ci sono dei responsabili: professionisti, imprenditori, tecnici ed amministratori pubblici.

Sono responsabili anche i cittadini, non esercitare un ruolo di "cittadinanza attiva", di controllo sull'operato delle amministrazioni è una colpa.

Cito il Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini:
"Non votate mai chi dice "datemi il voto che poi ti trovo il posto di lavoro": questo è un comportamento che ha la mentalità mafiosa".

I valdostani a questo proposito hanno la coscenza a posto?

lunedì 6 aprile 2009

Tavola rotonda "Luci ed ombre del testamento biologico"

"Luci ed ombre del testamento biologico", il tema affrontato nella tavola rotonda, organizzata dal "Centro europeo di bioetica e qualità della vita" ha riproposto, nel pomeriggio di venerdì 3 aprile, nel salone del Palazzo regionale l'irrisolto dibattito sui temi etici.
Il dibattito ha confermato che siamo ancora lontani da aver trovato una sintesi delle diverse posizioni riproponendo gli schieramenti e gli argomenti che già si sono scontrati in questi ultimi mesi a seguito del caso di Eluana Englaro e della sentenza della magistratura che ha consentito la sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione artificiale.
Il Presidente del Consiglio regionale, Alberto Cerise, che ha patrocinato l'incontro, ha ricordato che «si tratta di un argomento non accantonato e non risolto dalla recentissima legge approvata dal Senato. La grande maggioranza degli italiani, poco meno del settanta per cento, secondo i dati esposti da un recente sondaggio, richiedere di poter decidere il proprio percorso di fine vita. La politica ha cercato soluzioni ma il risultato non è soddisfacente e richiede ulteriori meditazioni».
Dello stesso avviso si è dichiarato, un po' a sorpresa, il senatore valdostano Antonio Fosson che ha votato la legge al Senato ed ha attivamente partecipato alla sua stesura in quanto componente della commissione sanità. Un suo emendamento, approvato ed inserito nel testo della legge, aveva sollevato un forte polemica: Fosson ha argomentato di come questo suo emendamento rappresenta in realtà una mediazione tra chi avrebbe voluto imporre l'inviolabilità delle disposizioni contenute nelle "dichiarazioni anticipate di terapia - Dat", altrimenti dette "testamento biologico", da parte del medico e chi voleva che fosse esplicitato che le stesse non erano vincolanti. Fosson ha ricordato che comunque la legge prevedeva già in altro articolo la possibilità di disattendere alle volontà del paziente se rispetto alla data in queste furono redatte (al massimo 5 anni prima, validità massima della "Dat") la ricerca medico-scientifica abbia messo a disposizione dei medici nuove terapie: «il legislatore si è trovato in una posizione difficile rispetto a questo tema - ha aggiunto Fosson - non a caso da più di dieci anni progetti di legge giacevano in Parlamento senza che nessuno volesse affrontare l'argomento. Il "caso Englaro" e le dichiarazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi hanno creato un obbligo a legiferare. Il testo approvato va modificato ed emendato, ha comunque un pregio, quello di difendere la vita».
Di diverso avviso il dottor Virginio Bonito, neurologo e coordinatore del "Gruppo di studio di bioetica e cure palliative" della "Società italiana di neurologia", che ha evidenziato che «il testo approvato dal Senato è una pessima legge, limita il concetto di vita all'aspetto biologico, al solo corpo». Secondo Bonito «il medico chiede al legislatore di avere delle linee guida nel momento in cui la persona in cura non è più in grado di rispondere alle mie domande - ha precisato - in cui non ho più il consenso informato che la legge prevede per l'applicazione di una terapia. La scienza ci ha dato di mezzi potenti per poter prolungare la vita ma non sempre prolungarla è un bene in sé. Le esperienze maturate in altri Paesi, negli Stati Uniti da diciotto anni esiste la "Dat", ci insegnano che più che le indicazioni che risultano quasi sempre insufficienti ed inadeguate rispetto al verificarsi concreto della malattia ciò che è veramente utile risulta essere l'indicazione del fiduciario. La persona che ognuno di noi ritiene più in sintonia con le proprie intenzioni, capace di interpretare in maniera corretta la nostra volontà rispetto alla situazione che si è creata».
Il dottor Adriano Pessina, direttore del "Centro di ateneo di bioetica" dell'Università "Cattolica del Sacro cuore", ha fornito un'ulteriore chiave di lettura: «contesto l'esigenza assoluta di una legge in materia - ha evidenziato - le parole non sono innocenti. Bisogna prendere tempo per pensare a queste questioni si rischia di depotenziare la democrazia. Sgombriamo il campo dalla dicotomia cattolici-laici perché le scelte su questo campo vanno al di là di questa etichettatura e i dati che emergono dal sondaggio citato dal presidente Cerise, dove il 55 per cento dei cattolici sarebbe favorevole alla "Dat", lo confermano. Se il principio fondamentale da affermare è il diritto del cittadino a scegliere se essere curato non dimentichiamo però il diritto ad essere curati. La legge deve rassicurare i cittadini sulla buona prassi medica, non sostituisce le regole della professione medica che rimangono assolutamente valide. L'accanimento terapeutico é già vietato».
Durante la discussione con il pubblico, una nota polemica è stata sollevata da Flavio Martino dell'associazione valdostana "Loris Fortuna", che si riconosce nella linea del Partito Radicale, per la mancanza, alla tavola rotonda, di una voce dello schieramento politico che si opposto alla legge approvata dal Senato.

venerdì 3 aprile 2009

Qualche laica meditazione

riporto di seguito due comunicati di Cittadinanzattiva sui temi etici riguardanti il testamento biologico e la procreazione assistita.

Venerdì 27 Marzo 2009 14:38
Cittadinanzattiva su testamento biologico: meglio nessuna Legge, che una legge contro i cittadini

"Una offesa alla dignità delle persone malate". Così Cittadinanzattiva definisce la legge sul biotestamento appena approvata al Senato.
"Nessun Paese ha approvato una legge per negare il testamento biologico, come sta per accadere in Italia. Perché un cittadino italiano dovrebbe esprimere le proprie volontà, sapendo a priori che non sono vincolanti per nessuno? E che non impedirebbero di fatto un accanimento terapeutico sulla propria persona? E' una presa in giro per chi si aspettava un salto di qualità del nostro Paese sui temi del consenso alle cure e dell'etica di fine vita.

Di fronte all'occasione sprecata, ci appelliamo ai Deputati della Camera, affinchè questa Legge, così come appare nel testo attuale, non sia approvata. E chiediamo che si ritorni a parlare del tema, abbandonando la pura ideologia e l'emotività della vicenda di Eluana, e riferendosi ai principi sacrosanti già sanciti nelle migliori convenzioni internazionali sui diritti umani".

Giovedì 02 Aprile 2009 10:43
Sentenza su procreazione assistita, le associazioni e i pazienti: chiusa finalmente la stagione del turismo procreativo. Al via, dalla prossima settimana, la diagnosi preimpianto e una campagna capillare di informazione alle coppie.Attivo un numero verde per informare i cittadini 800 097 999
Dalla prossima settimana”, annuncia il dottor Antonino Guglielmino, direttore dell'Unità di Medicina della Riproduzione di Hera a Catania, “per chiudere la penosa stagione del turismo procreativo, daremo nuovamente il via alle tecniche di diagnosi genetica di preimpianto. Vogliamo dare immediatamente ai nostri pazienti la possibilità di poter usare una tecnica che il nostro centro ha realizzato per primo in Italia”. L'annuncio della ripresa delle tecniche di diagnosi genetica di preimpianto è stato dato nel corso della conferenza stampa organizzata a Roma, presso la sede di Cittadinanzattiva dalle associazioni (Associazione Hera Onlus di Catania, Cittadinanzattiva-Tribunale per i Diritti del Malato e SOS Infertilità di Milano) che hanno sostenuto le coppie che hanno presentato i ricorsi poi giunti in Corte Costituzionale.
“Non c'entra nulla con l'eugenetica o un attacco alla vita; anzi, è una sentenza che consente una maggiore tutela della salute della donna, evitandole inutili interventi invasivi”, ha dichiarato Maria Paola Costantini di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, “e restituisce quella necessaria flessibilità e libertà di scelta su quanti ovuli impiantare che spetta alla professionalità del medico caso per caso, instaurando un corretto rapporto tra medico e paziente. Si restituisce finalmente ai protagonisti il potere di scelta e di decisione”.
“Siamo felici che qualcuno abbia capito la nostra sofferenza e presi in considerazione”, hanno dichiarato Miriam e Giovanni, la coppia che ha presentato ricorso al Tribunale di Firenze, e da cui ha preso il via il ricorso alla Corte Costituzionale. “Il nostro non è un capriccio, siamo colpiti in prima persona dalle patologie che potremmo, al 50%, trasmettere ai nostri figli; un tumore maligno che colpisce alla retina e che può portare alla cecità e che si unisce alla nostra infertilità. E' evidente quindi che non vorremmo fare vivere ai nostri figli la nostra stessa sofferenza. Uno degli aspetti più odiosi della intera vicenda è che hanno tentato di farci sentire in colpa perché vogliamo tutelare il diritto alla vita e alla salute dei nostri figli”.
“Noi abbiamo subito sulla nostra pelle la legge, e l'abbiamo sconfitta con due viaggi all'estero, a Istanbul, dovendo ingoiare degli amari bocconi e affrontando una spesa di oltre 20.000 euro. La nostra fatica e le nostre sofferenze l'abbiamo parzialmente dimenticate, poiché il secondo tentativo è andato a buon fine”, hanno dichiarato Sandra e Davide, una coppia portatrice di malattia genetica. “Solo con un enorme sacrificio ci siamo potuti permettere questa spesa”, hanno continuato, “ e ci sono coppie che invece sono costrette a tirarsi indietro, a rinunciare un figlio o a considerare l'orribile alternativa dell'aborto terapeutico. Quando abbiamo appreso di questa decisione della Corte abbiamo provato un enorme senso di gioia, sia per la nostra intenzione di voler allargare la famiglia, e non dover essere più costretti ad andare all'estero, ma anche per tutte le altre coppie che stanno patendo o hanno patito le sofferenze di una legge finalmente giudicata per quello che è”.

Alla conferenza stampa hanno preso parte oltre ai pazienti protagonisti della battaglia legale che ha portato al pronunciamento della Corte Costituzionale. Una battaglia condotta da un collegio nazionale di difesa costituito dall’avvocato Maria Paola Costantini di Cittadinanzattiva, dalla professoressa Marilisa D’Amico, avvocato e ordinario presso la Statale di Milano, l’avvocato Massimo Clara del foro di Milano, l’avvocato Ileana Alesso del foro di Milano e dall’avvocato Nello Papandrea del Foro di Catania I giudici di Firenze e Roma riconoscendo fondati gli elementi contenuti nei ricorsi hanno emesso delle Ordinanze con le quali hanno investito la Corte Costituzionale.


“E' solo una tappa di un lungo percorso, partito con campagne di informazione e di sostegno alle famiglie sul corretto uso della PMA, passata attraverso il sostegno ad un referendum che purtroppo non ha raggiunto il quorum”,ha dichiarato Rossella Bartolucci, Presidente di SOS Infertilità, “che oggi, con questa grande vittoria in campo legale, unico strumento rimasto a nostra disposizione contro una legge sbagliata, ha raggiunto un importante risultato. Ora proseguirà con una campagna capillare di informazione alle coppie, puntando ad un coinvolgimento delle professioni mediche coinvolte affinché attuino su tutto il territorio nazionale i contenuti della Sentenza”.



Da oggi sono già disponibili tre numeri per i cittadini interessati ad avere informazioni

800 097 999, www.sosinfertilita.net
095/7335199, www.hera.it
06/36718444, www.cittadinanzattiva.it

mercoledì 1 aprile 2009

L'inverno e' lastricato di buone intenzioni.

09:49 EUROPEE: PD, CHIARIRE CON AAP UTILIZZO SIGLE E SIMBOLI
(ANSA) - AOSTA, 31 MAR - L'Assemblea Costituente del Pd della Valle d'Aosta ha sollecitato la propria Commissione politica ad incontrare al più presto i rappresentanti della lista dell'Alleanza Autonomista Progressista (il 'Galletto'), apparentata all'Italia dei Valori alle prossime elezioni europee, per chiarire l'utilizzo di sigle e simboli presentati in passate elezioni con altre finalità.


A questo punto, per coerenza, dovrebbero candidare alle europee Giulio Fiou e Piero Ferraris, la loro linea politica è quella dell'attuale PD sarebbe un riconoscimento ed indennizzo dovuto.

Riporto per memoria comune un articolo di 12vda.it del 28 marzo 2008, giusto un anno fa. Vi prego di prendere nota delle posizione dei personaggi citati e confrontarle con le attuali.


Pd spaccato: Ferraris e Fiou polemici nei confronti di Donzel e Sandri chiedono l'aiuto di Veltroni

«Mi avvio, con le prossime elezioni del maggio 2008, a lasciare la carica di Consigliere regionale». Con queste parole, Piero Ferraris, ex assessore alle attività produttive, consigliere regionale del gruppo 'Per il Partito democratico', non perde la sua proverbiale calma nello scrivere, giovedì 27 marzo, al segretario nazionale e candidato premier Walter Veltroni, denunciando «l'illegittima ed inaccettabile cancellazione del mio nominativo dagli elenchi degli iscritti del Circolo Pd di Aosta».
Ferraris ha deciso, insieme a Giulio Fiou, di non ricandidarsi alle prossime regionali evidenziando come nel Pd valdostano ci sia «un malessere diffuso - scrive ancora - dimostrato anche dal fatto che alle elezioni dei circoli territoriali hanno partecipato meno di 450 persone a fronte di circa 3.500 partecipanti alle primarie del 14 ottobre 2007, in assoluta controtendenza con quanto verificatosi nel resto del Paese».
Piero Ferraris rimanda al mittente le motivazioni, definite «pretestuose» della sua cancellazione dal Pd: «il segretario regionale ha assunto su di sé il ruolo di pubblico ministero e di giudice, al di fuori di ogni norma statutaria che assegna alla commissione di garanzia l'accertamento di eventuali violazioni del codice etico e dello statuto, in tutto in assenza di un regolamento, ad oggi non ancora approvato dall'assemblea nazionale, che definisca le procedure da seguire e le sanzioni da adottarsi: il segretario si è così arrogato un potere che non gli compete».

«Si è proceduto con una fretta incomprensibile a comunicare agli organi di stampa la notizia della mia 'cancellazione' dal Pd - aggiunge Piero Ferraris - senza che io sia mai stato interpellato e sentito in merito al provvedimento preso a mio carico. Dopotutto, il Pd, ad oggi, non ha ancora iscritti, in quanto la partecipazione dei circoli territoriali non si configura come iscrizione al partito: sarei quindi stato espulso da un partito ancora prima di esservi iscritto»
«Chiedo pertanto un tuo intervento, in qualità di segretario nazionale - conclude la lettera a Veltroni - per il ripristino di condizioni di normale legalità e certezza dei diritti del Pd della Valle d'Aosta, questo anche allo scopo di porre fine alla perdita di credibilità e di immagine subìte dal partito locale alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali. Per quanto mi riguarda, devo constatare, con una certa amarezza, come la mia storia, la mia idea di politica, non possano riconoscersi in questo partito locale che poco o nulla sembra abbia a spartire con l'ambizioso progetto del Pd nazionale».
Dalla parte di Ferraris si sono schierati i costituenti nazionali del Pd Giuliana Ferrero ed Enrico Bich e quelli regionali Antonella Barillà, Silvia Caveri, Annarita Nassisi, Domenico Tripodi, Giuseppe Rollandin e Luca Tonino che hanno scritto sia a Donzel sia a Veltroni ponendo «una serie di preoccupanti interrogativi».
«Sul piano politico si potrebbe sollevare più di una ragione che attiene oggi all'opportunità di intraprendere, oggi, e con tale violenza - si legge nella lettera firmata dagli otto membri - un'azione nei confronti di un compagno che ha contribuito in modo importante alla costruzione di una moderna sinistra riformista in questa regione. Prendiamo atto che il segretario si è probabilmente preoccupato in primo luogo di dimostrare la sua capacità di 'mostrare i muscoli'. E' sul piano delle procedure che la vicenda appare però aberrante: dove sta scritto che il segretario del partito ha il potere di 'cancellare' un iscritto dall'elenco degli aderenti? La segnalazione della presenza di una violazione delle regole, statutarie ed etiche, da parte di un iscritto, deve essere rivolta ad un organo di garanzia, che ascolti le ragioni delle due parti, consentendo all'accusato di difendersi, per arrivare ad una decisione che, per elementari regole di garanzia, normalmente potrà essere impugnata, ricorrendo ad un organismo superiore. Prima ancora di discutere del merito e dell'opportunità politica, chiediamo al segretario Donzel di sgomberare il campo da qualsiasi equivoco e di affrontare la questione in oggetto nei termini statutari e con il pieno rispetto delle norme di garanzia a tutela degli iscritti».
Da parte sua l'esecutivo del Pd valdostano ha espresso, nella sua riunione di venerdì 28 marzo, il suo 'appoggio incondizionato' a Raimondo Donzel: «ribadiamo che che la decisione di cancellare l'iscrizione del Consigliere Ferraris dal circolo territoriale di 'Aosta Centro' - si legge in una nota - non è stato un atto arbitrario del segretario ma un provvedimento avallato all'unanimità dall'esecutivo e dall'assemblea costituente sulla base di quanto stabilito dal codice etico e dallo statuto del Pd. La decisione non è stata motivata da una volontà massimalista che non ammette opinioni discordanti, ma dalla scelta di costruire un partito nuovo che si basa sul rispetto di regole condivise».
Secondo l'esecutivo del Pd, «il consigliere Ferraris rifiutava di versare le quote del suo compenso al partito come è previsto dalla Statuto - specificano, elencando le motivazioni per le quali l'ex assessore è stato cancellato dal movimento - si rifiutava di aderire al gruppo regionale del Partito democratico, tenendo invece in vita un gruppo denominato 'Per il Partito Democratico in Valle d'Aosta', che ovviamente creava un'inaccettabile confusione tra i cittadini e i simpatizzanti del partito; agiva in Consiglio regionale in appoggio al Governo regionale in contraddizione con la linea politica del partito: partecipava a dibattiti televisivi elettorali in occasione del referendum propositivo del novembre 2007, per sostenere ufficialmente una posizione opposta a quella decisa all'unanimità dal partito; attaccava pubblicamente la persona del segretario regionale nel corso di sedute del Consiglio regionale; sconfessava in molte occasioni pubbliche e sui mezzi di informazione la linea politica del partito e non partecipava in alcun modo alla vita politica del partito se non con azioni di disturbo».
«Va detto che sono cinque anni che abbiamo difficoltà di rapporti con il gruppo dirigente del nostro partito di appartenenza - aggiunge Giulio Fiou - che fino a poco tempo fa erano i Ds. Questo per la scelta di quel gruppo dirigente, prima guidato, in seguito ispirato, dall'attuale capogruppo del Pd in Regione, di perseguire un disegno politico del distruggere per esserci. Hanno distrutto un partito, un'alleanza, una maggioranza, un gruppo, un patrimonio di rapporti politici. Hanno contribuito a denigrare le istituzioni e tutto senza costruire nulla di alternativo, tentando, senza riuscirci, di buttare a mare anche la maggioranza comunale scelta dai cittadini di Aosta e sono sulla strada di consegnare la Valle d'Aosta alla destra. In Regione poi, i rappresentanti 'accreditati' del Pd stanno di giorno in giorno radicalizzando gli atteggiamenti distruttivi, nella forma e nella sostanza, dei rapporti interno all'istituzione con posizioni tra l'altro molto contradditorie riguardo ai problemi della comunità valdostana. Ferraris ed io, ancora una volta, siamo costretti a tenerci a distanza da quegli atteggiamenti in cui invece i responsabili del Pd valdostano pare vogliano riconoscersi. Il primo atto ufficiale nei nostri confronti del neo segretario del Pd valdostano Donzel, eletto grazie al sostegno del vecchio gruppo dirigente dei Ds, ed in particolare del gruppo regionale Sandri e Fontana, è stato di chiamarci e di imporci di rientrare nel gruppo capeggiato da Sandri pena la nostra non entrata nel Pd e la diffida ad utilizzare ancora il nome che avevamo scelto per il nostro gruppo, lo speranzoso 'Per il Pd'».
«Non sono state accettate le nostre proposte di mediazione - continua l'ex sindaco di Aosta - come cambiare il capogruppo, o soprassedere alla questione di due gruppi per non obbligarci ad assumerci in solido la responsabilità delle iniziative politiche di Sandri. La cosa, a pochi mesi dalla conclusione della legislatura, non avrebbe creato problemi, visto che noi ci eravamo costruiti un'uscita dalla politica attiva senza clamori. Io ho deciso, con rammarico, che non mi sarei iscritto ad un partito così lontano dal progetto Vetroni, Ferraris ha provato ad insistere ed il risultato lo conoscete. Ora prenderemo definitivamente le distanza dal Pd e ci ritiriamo anche dalla partecipazione alla costruzione del nuovo soggetto politico della sinistra, così risolviamo il nostro rapporto con il partito di Donzel, Sandri e Fontana».

Sempre da 12vda.it le scelte per le elezioni europee del prossimo giugno:

Il Pd valdostano promuove la proposta di costituire un ampio schieramento autonomista e riformista per un candidato alle elezioni europee


L'Assemblea costituente del Partito democratico della Valle d'Aosta ha approvato all'unanimità la proposta di Raimondo Donzel, consigliere regionale e segretario regionale del Pd di verificare la possibilità di costituire un ampio schieramento di forze autonomiste e riformiste per riuscire ad eleggere un valdostano nel Parlamento europeo: «in questa fase di crisi economica - spiega Donzel - l'Europa è un'opportunità concreta e, per come sta agendo il Governo nazionale, forse l'unica per dare risposte allo spettro della disoccupazione, all'aumento della povertà, al deperimento del tessuto economico e industriale. L'Europa è sempre più il luogo dove si definiscono le scelte strategiche e le condizioni dello sviluppo anche della Valle d'Aosta. Per questo motivo riteniamo che sia necessario un forte accordo programmatico sulle priorità che la Valle d'Aosta intende portare in Europa: abbiamo quindi istituito una commissione politica per incontrare i Parlamentari valdostani e tutte le forze politiche che siano interessate al confronto».
Oltre che dallo stesso Donzel, la commissione politica è formata dal capogruppo in Consiglio Valle, Carmela Fontana, il capogruppo al Consiglio comunale ad Aosta, Alder Tonino, il presidente della quinta commissione regionale, Gianni Rigo, il responsabile della comunicazione del Pd e direttore del "Travail", Giovanna Zanchi, ed il consigliere del comune di Aosta, Enrico Bich.

Infine leggete questi due periodi:
Le elezioni politiche del 2006, con la vittoria della lista dell'Alleanza Autonomista Progressista e l'elezione del deputato Roberto Nicco e del senatore Carlo Perrin in contrapposizione ai candidati espressi dalle forze della maggioranza di governo della Regione, sono state un segnale inequivocabile della richiesta da parte degli elettori di cambiare il modo di fare politica in Valle d'Aosta.
Anche le elezioni politiche del 2008 hanno sancito la vittoria dell'Alleanza Autonomista Progressista alla Camera dei deputati, con la conferma di Roberto Nicco. In particolare il risultato di Aosta, dove Nicco ha superato di quasi 10 punti percentuali il candidato della maggioranza regionale, dà una chiara indicazione delle potenzialità dell'Alleanza.

Indovinello: da dove ho fatto coppia-incolla?

L'inverno e' lastricato di buone intenzioni.
E. Flaiano

L'ultima ora di Spigolando e ultima ora bis

da Corriere del 19/04/2009

vedrete I CURRICULUM DEI MANAGER PUBBLICI. lA P.A. NON SIA OSPIZIO DI POLITICI TROMBATI»
Brunetta: «Col federalismo stop ai privilegi delle Regioni a statuto speciale »
«Ora tutte saranno "speciali" , e non perchè hanno più soldi delle altre»

Renato Brunetta (Lapresse)ALBA (CUNEO) - «Tra poche settimane pubblicherò i curricula di tutti i direttori generali e dei manager della pubblica amministrazione». L'annuncio è del ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta, intervenuto ad Alba alla presentazione del candidato sindaco Carlo Castellengo. «Lo farò -ha annunciato il ministro fra gli appalusi del pubblico- come ho pubblicato i nomi, i cognomi e le remunerazioni di tutti gli amministratori delle public utilities, le ex municipalizzate che a volte sono aree di grande efficienza ma a volte barconi per trombati». Ricordando che già sono stati pubblicati 27mila nomi e che saliranno nelle prossime settimane, Brunetta ha concluso: «Li pubblicherò tutti non per demonizzare qualcuno ma per trasparenza. Se uno è un bravo amministratore, produce bene e fa efficienza è giusto che sia pagato, ma la pubblica amministrazione non deve essere un ospizio per trombati della politica».
«FINE PRIVILEGI REGIONI STATUTO SPECIALI» - «Basta con le Regioni a statuto speciale» ha anche detto Brunetta, commentando le critiche del sindacato valdostano Savt-Ecole sulla legge Gelmini e sulla legge Brunetta. «Tutte le Regioni italiane - ha precisato - saranno speciali, non ci saranno più privilegi». «Le Regioni a Statuto speciale - ha affermato Brunetta - sono istituzioni della Repubblica che per 50-60 anni hanno chi bene chi meno bene goduto di un vantaggio finanziario. Molti l'hanno usato bene, altri meno bene. Con il federalismo e il federalismo fiscale che stiamo realizzando avremo tutte regioni a statuto speciale. Si giocherà non più sui trasferimenti maggiori, ma sull'efficienza, la qualità, la trasparenza, la produttività. E saremo tutti un po' più equi. Che nessuno - ha aggiunto - strilli alla lesa autonomia, non si tratta di questo. Si tratta solo di redistribuire meglio le risorse della collettività».
«QUELLO É UN FEDERALISMO EGOISTICO» - «Il sindacato Savt-Ecole ha detto oggi che per il prossimo anno ci sarà un incremento nella regione di 30 posti per gli insegnanti e «non il taglio di organici come avviene purtroppo nel resto del territorio nazionale in applicazione della legge Gelmini e della legge Brunetta». «Mi sono arrabbiato - ha sottolineato Brunetta - perchè è troppo facile aumentare gli insegnanti con i soldi degli altri. La Valle d'Aosta è una regione piccola, che riceve dallo Stato cinque volte le risorse delle altre. Questo è ciò che io chiamo federalismo bastardo: è troppo facile nascondersi dietro all'autonomia per sprecare le risorse». Secondo Brunetta, «federalismo non vuole dire avere la spesa facile, ma esercitare responsabilità e trasparenza». «L'attuale federalismo egoista di matrice post bellica - ha rimarcato - è finito. D'ora in poi dovrà esserci un federalismo nel quale tutte le Regioni siano speciali, e non perchè hanno più soldi delle altre. Credo che in Italia non dobbiamo più avere figli e figliastri, cicale e formiche, con i soldi che vanno sempre solo alle cicale. È stato così per 50 anni, ora è una storia finita: il federalismo che stiamo costruendo sarà un federalismo della convergenza e della responsabilità».

Ahi, ahi .......... gli "apparentati" sono come le scarpe più sono piccoli più fanno male!

Politici trombati? Jamais chez-nous, risorse da non disperdere!

Se il diretto interessato preferisce non commentare, Luciano Caveri, presidente della Regione, respinge ogni critica sulla sua scelta: «gli ex politici non sono degli appestati - spiega, sereno - non sono mai riuscito a comprendere perché c'è sempre stato una sorta di veto su chi ha fatto attività politica. E' sbagliato, in Valle le risorse intellettuali sono limitate, chi ha maturato grande esperienza non può essere allontanato soltanto perché è stato un politico. Ricordo ad esempio che io ero d’accordo quando era stato indicato l'ex assessore Franco Vallet come presidente dell'Arer. Sono scelte logiche».

da 12vda.it

00:23 EUROPEE: VAL D'AOSTA,UV FAVOREVOLE AD APPARENTAMENTO CON PDL

(ANSA) - QUART (AOSTA), 8 APR - Con 14 voti contrari, sei astensioni e 90 voti favorevoli il Conseil federal dell'Union Valdotaine ha approvato un documento per portare avanti le trattative con il Pdl per un "apparentamento" alle prossime elezioni europee. La riunione si è svolta al Villair di Quart e si è conclusa poco prima di mezzanotte. Il 'parlamentino' dell'Uv, dopo un acceso e serrato confronto, ha quindi affidato al Comité federal il mandato per proseguire i colloqui con il Pdl. "E' stata una chiara scelta di identificazione con l'elettorato valdostano" ha commentato il presidente del movimento, Ego Perron, che ai delegati aveva detto: "Proponiamo una soluzione per avere un rappresentante al Parlamento Europeo. Non abbiamo mendicato nulla, non abbiamo negato la nostra storia né i nostri principi, così come non vogliamo rinunciare a radici, storia e passato". Non a favore dell'accordo con il Pdl si sono dichiarati l'assessore regionale Laurent Vierin, gli ex presidenti della Regione Dino Vierin e Luciano Caveri, il sindaco di Aosta, Guido Grimod, mentre a favore si sono espressi l'attuale presidente della Regione, Augusto Rollandin ("E' un accordo politico solo per le europee, se corriamo da soli non ci sono speranze mentre se stringiamo un'alleanza possiamo puntare a un risultato positivo"), il presidente del Consiglio comunale di Aosta, Renato Favre, e il vice-presidente del movimento, Ugo Voyat. (ANSA).


10:06 EUROPEE: UV VIRA A DESTRA PER ELEGGERE PARLAMENTARE

(ANSA) - AOSTA, 8 APR - Tre ore di acceso dibattito per decidere di proporre al Pdl un accordo elettorale per un 'apparentamento' alle prossime elezioni europee. Il Conseil federal dell'Union valdotaine ha approvato ieri sera, a grande maggioranza, il documento presentato dal presidente Ego Perron e modificato durante l'assemblea (no ad un candidato nella lista Pdl e sì all'apparentamento). In oltre 60 anni di storia il movimento autonomista valdostano non aveva mai stretto alleanze con partiti di destra né aveva mai invitato Alleanza nazionale ai suoi congressi. "In quest'assemblea ho sentito critiche - ha tuonato davanti ai delegati Perron - ma non soluzioni. Noi abbiamo lavorato in condizioni difficili per individuare un percorso che ci possa permettere di eleggere un rappresentante a Bruxelles. Senza mendicare nulla e senza negare la nostra storia, i nostri principi, il nostri patrimonio culturale". Favorevole anche il presidente della Regione Valle d'Aosta, Augusto Rollandin, secondo il quale "questo è un accordo politico solo per le elezioni europee". "Se corriamo da soli non abbiamo possibilità - ha spiegato alla platea - altrimenti c'é l'opportunità di ottenere un rappresentante. Per noi destra o sinistra è la stessa cosa". Il Conseil ha così dato mandato al Comité federal di portare avanti nei prossimi giorni le trattative con il Pdl per raggiungere un accordo. (ANSA).

Il bipolarismo non poteva continuare a fermarsi a Pont-Saint-Martin, la scelta del Comité federal dell’UV è una scelta di campo. Tentare di occultarla sotto le mentite spoglie di una soluzione tecnica per assicurarsi maggiori chances di eleggere un eurodeputato è una meschina mistificazione.

Le chances rimangono basse o per meglio dire nulle, nel 2004 l’ultimo degli eletti nella lista di Forza Italia prese più di 49.000 preferenze, nella lista di Alleanza Nazionale più di 66.000, la prima dei non eletti in Forza Italia dopo tutte le dimissioni per incompatibilità e le scelte dei big
risultava Iva Zanicchi con quasi 35.000; i consensi raggranellati da Guido Grimod furono
21.157!


La caccia alle preferenze personali nel PDL sarà forte perché le due anime FI e AN avranno la possibilità di marcare il loro peso specifico all’interno del neonato partito e di farlo valere nei costituendi organismi interni, quindi oltre all'interesse personale di farsi eleggere i candidati di punta avranno il supporto degli apparati dei due partiti originari.

Non era una scelta obbligata, oltre all’ipotesi Lega Nord, tramontata improvvisamente e senza una vera spiegazione del perché, esisteva anche la sponda UDC che partecipa in regione ad uno dei movimenti della maggioranza, la Stelle Alpina. L’UDC avrebbe permesso all’UV di continuare
nel "nì gauche, nì droite", non sarebbe stato un matrimonio di amore, probabilmente gradito alla
parte ultra-cattolica degli amici del Senatore
Fosson e comunque meno lacerante della opzione PDL.


L’offerta del PD non era stata scartata a priori nel precedente Comité solo per ragioni di opportunità, una sorta di bluff per non dichiarare immediatamente la scelta di campo, per non creare troppe difficoltà alla giunta comunale di Aosta e agevolare l’autolesionismo del centrosinistra regionale che si presenterà una volta di più diviso.

Nel quadro attuale diventa evidente che la possibilità che un parlamentare europeo sia valdostano si avvicina allo zero assoluto. Il prossimo test elettorale diventa quindi strategico per altri scenari: la possibilità di imbarcare definitivamente il PDL nella maggioranza regionale e di conseguenza la costruzione delle prossime alleanze per le comunali, in particolare per la città di Aosta.

Un buon risultato alle europee per la lista o il candidato UV sarebbe il nulla osta alla virata a destra, come a dire prendiamo atto che il vento tira in quella direzione e per evitare che ci taglino troppo le unghie facciamo buon viso a cattivo gioco.

Nel ventennio anche la Valle d’Aosta partecipò al periodo del "consenso".

Rimangono coloro per cui, ce ne scuserà il Presidente Rollandin, destra e sinistra non sono la stessa cosa, credo anche per quelli con tessera rossonera che non dimenticano contro chi combatterono i padri della nostra autonomia e della nostra libertà .

Pensieri controcorrente

Il gran Sas­so, lassù in alto, domina severo. L’impre­sario edile Bruno Canali, ai margini di quella Onna in cui le ruspe scavano sol­chi tra le montagne di macerie per rico­struire il tracciato delle vecchie strade, mostra il suo villino: «Non c’è una cre­pa ». Spiega che l’ha costruita seguendo «tutti i criteri antisismici». A pochi me­tri, le altre case si sono sgretolate. Da lui non è caduto un soprammobile. Come fai a non arrabbiarti, a guardare le foto­grafie della biblioteca della scuola ele­mentare crollata a Goriano Sicoli o, peg­gio ancora, dell’ospedale (l’ospedale!) dell’Aquila? Sono anni che si sa come si dovrebbe costruire, nelle aree a rischio. Non sono serviti a niente la durissima lezione del terremoto ad Avezzano né gli avvertimenti degli esperti che da decen­ni ricordano come le zone più esposte si­ano quella a cavallo dello Stretto di Mes­sina, la Sila in Calabria, il Forlivese, la Garfagnana e la Marsica né il disastro di qualche anno fa in cui morirono i piccoli di san Giuliano. A niente. «Dopotutto non è la natura che ha ammucchiato là ventimila case di sei-sette piani», disse furente Jean-Jacques Rousseau a proposi­to del catastrofico terremoto di Lisbona del 1755. L’uomo non può sfidare impu­nemente la natura: questo voleva dire. Non può contare, spensieratamente, so­lo sulla buona sorte. Eppure così è sempre stato, da noi. E decine di migliaia di persone hanno con­tinuato ad ammucchiarsi disordinata­mente intorno al Vesuvio nonostante sia­no passati solo pochi decenni dall’ultima eruzione del 1944 quando la gente pazza di paura prese a girare con la statua di San Gennaro perché fermasse la lava già bloccata quarant’anni prima dal santo a un passo da Trecase. E migliaia di sinda­ci e assessori e vigili urbani hanno chiu­so gli occhi per anni sul modo in cui, an­che nelle zone più pericolose, venivano tirati su spesso con cemento scadente e piloni gracili i condomini e le scuole e gli edifici pubblici. Per non dire di chi aveva le responsabi­lità più gravi. «Mai più», aveva giurato Silvio Berlusconi nel novembre del 2002, dopo la tragedia di san Giuliano di Pu­glia. Sono passati più di sei anni, da allo­ra. Ma, come accusava ieri mattina Il Sole 24 ore, il varo delle nuove regole si è via via impantanato di ritocco in ritocco, di rinvio in rinvio, di proroga in proroga. Colpa della destra, colpa della sinistra. Ba­sti ricordare che fu solo la Corte Costitu­zionale, tre anni fa, tra i lamenti e gli stril­li dei costruttori («Siamo molto preoccu­pati per il rischio di paralisi nei cantieri, si potrebbe bloccare l’edilizia!») a blocca­re una legge troppo permissiva della Re­gione Toscana spiegando che no, «in zo­na sismica, non si possono iniziare i lavo­ri senza la preventiva autorizzazione scrit­ta del competente ufficio tecnico».

Caso Reggio - Quando i Santi in paradiso sono targati RC-AN

Il caso - VOTO IN PARLAMENTO
E Reggio Calabria diventa «metropoli»

Assente nella legge del '70, «promossa» dal centrodestra
V aglielo a spiegare ai cittadini di Verona, Taranto, Padova o Brescia, perché Reggio Calabria debba entrare tra le «aree metropolitane» e le loro città, più grandi, no. Vaglielo a spiegare soprattutto ai sindaci leghisti, già in fibrillazione coi loro elettori per i soldi dati a Catania e a Palermo. Eppure è così: nella scia d'un voto in commissione passato grazie a un emendamento voluto da An, il capoluogo calabrese farà parte del gruppetto delle elette. Pur non entrando in neppure una delle classifiche dei maggiori sistemi urbani italiani.
La legge 142 del 1970 all'articolo 17 è in realtà chiarissima: «Sono considerate aree metropolitane le zone comprendenti i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e gli altri comuni i cui insediamenti abbiano con essi rapporti di stretta integrazione in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali». Totale: nove. Più Cagliari, in virtù dell'articolo 43 dello statuto speciale per la Sardegna. Un'aggiunta che si sarebbe tirata dietro le aree metropolitane decise «autonomamente » a livello regionale per Palermo, Catania o Messina.
Di fatto, definire cosa sia un'area metropolitana è più complesso. La legge parla di comuni che assumono le «funzioni di competenza provinciale » quando «hanno precipuo carattere sovracomunale» e queste funzioni (pianificazione territoriale, viabilità, traffico e trasporti, tutela dei beni culturali e dell'ambiente, difesa del suolo, smaltimento dei rifiuti) «debbono, per ragioni di economicità ed efficienza, essere svolte in forma coordinata nell'area metropolitana». Una definizione che dice tutto e niente. Gli stessi urbanisti non sono concordi sul metodo «scientifico» per enunciare una volta per tutte cosa sia un'area metropolitana. In linea di massima, tanto per intenderci, si considera tale un sistema di comuni che hanno un grosso insediamento centrale e una serie di comuni satelliti che, per motivi economici, culturali, sanitari, viari, ferroviari e così via gravitano intorno.
Fatto sta che, al di là della definizione della legge varata e mai portata a compimento 39 anni fa (per capirci: l'anno in cui Luciano Lama diventava segretario della Cgil, mezzo milione di hippies inondavano l'isola di Wight per sentire Jimi Hendrix e la nazionale perdeva la finale in Messico col Brasile) esistono un mucchio di tabelle, classifiche, elenchi e mappe differenti. Con una sola caratteristica in comune: tra le aree metropolitane non c'è mai Reggio Calabria.
Non c'è nel cartogramma dell'Istat sulla densità di popolazione residente dove spiccano in colore rosso fuoco Roma e Milano, Padova e Torino, Livorno e Bari, Napoli e Ancona ed altre ancora, ma non la città sullo stretto. Non c'è nella graduatoria delle città più popolose, dove è al 19˚ posto appena davanti a Parma e alle spalle non solo di Verona, Brescia, Padova, Trieste o Taranto ma perfino di Prato. Non c'è nella mappa Istat dei grandi comuni, dove piuttosto c'è la dirimpettaia Messina. Non c'è, infine, nella tabella dei primi 13 «Sistemi Locali del Lavoro dei Grandi Comuni» elaborata ancora dall'Istat e usata da chi governa per decidere come e cosa fare dato che questi «Sistemi» sono «unità territoriali costituite da più comuni contigui fra loro, geograficamente e statisticamente comparabili» e insomma fotografano al meglio la complessità delle maggiori aree urbane.
Non bastano i dati italiani? Andiamo a prendere «Les aglomeraciones metropolitanes i les regions europees », uno studio condotto dall'«Institut d'Estudis Regionals i Metropolitans de Barcelona» che ha messo in fila 88 aree metropolitane. La prima è quella intorno a Londra che arriva a dodici milioni e mezzo di abitanti, la seconda è quella di Colonia con dieci milioni, la terza quella di Parigi, la quarta di Liverpool e Manchester, la quinta quella di Amsterdam, la sesta quella di Milano: 6 milioni e 114 mila abitanti. E giù giù a scendere si trovano Napoli e Roma, Torino e Palermo, Genova e Catania e Bologna e Padova e perfino Pescara. Ma non Reggio Calabria.
Tema: perché è stata dunque inserita dalle Commissioni Riunite Bilancio e Finanze tra le aree metropolitane? Per il numero degli abitanti della provincia? No: con 564.223 è molto più piccola di quelle di Varese, Treviso o Caserta. Per il numero degli abitanti della città sommati al circondario? No, perché i municipi limitrofi, tra i quali spicca Sant'Alessio in Aspromonte (364 anime) arrivano tutti insieme a 39.118 persone, il che fa della «Grande Reggio» una città assai meno popolosa della sola Verona senza i suoi popolosi sobborghi.
E allora? Se fosse stata varata «un'area metropolitana dello Stretto, mettendo insieme Reggio e Messina in previsione del Ponte», come dice polemicamente il deputato dipietrista Antonio Borghesi nella scia d'una vecchia tesi, sarebbe forse stato diverso. Forse. Ma così? Per capirci qualcosa, può aiutare l'elenco di chi, forse auspicando un futuro arrivo di finanziamenti ad hoc, ha presentato l'emendamento: i deputati Italo Bocchino, Massimo Corsaro, Francesco Nucara, Antonino Foti, Angela Napoli e Santo Versace. Denominatori comuni? O sono reggini o sono di An o sono le due cose insieme. E chi governa da anni sulla sponda calabrese dello Stretto? Giuseppe Scopelliti, di An.
Per carità, tutto legittimo. La politica, in democrazia, è fatta di scelte politiche. E non si può accontentare tutti. Resta la domanda: dopo avere deglutito come fossero olio di ricino i soldi dati a Catania, i soldi dati a Roma, i soldi dati per evitare la bancarotta dell'Amia palermitana, come sarà vissuta la novità dentro la destra di governo? Cosa diranno governatori come Giancarlo Galan convinti che «il governo si sta meridionalizzando» e certi sindaci padani alle prese con un elettorato affetto da dolorosi mal di pancia?
Gian Antonio Stella
22 marzo 2009

Reggio Calabria festeggia, è tra le “città metropolitane”
Il riconoscimento ufficializzato dal voto in aula a Montecitorio. Scopelliti festeggia e bacchetta Loiero: «Il suo silenzio diverte»
25/03/2009
di FRANCESCO PAOLILLO
Reggio Calabria è la decima città metropolitana dopo l’approvazione, alla Camera, del Ddl sul federalismo fiscale. All’indomani del via libera all’emendamento “Bocchino-Corsaro-Versace” da parte della commissione Bilancio, la provincia calabrese supera anchel’esame dell’aula. Reggio s’inserisce, dunque, nella lista insieme a Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Napoli, oltre ai territori riconosciuti dalle regioni a statuto speciale (Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Sassari e Trieste). Per il sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti, «il primo tempo è vinto, adesso dobbiamo portare a casa la partita». Il primo cittadino aspetta «fiducioso» il prossimo appuntamento al Senato e, intanto, esulta per l’accoglimento dell’articolo 22 del testo sul federalismo.Un riconoscimento che, ammette il primo cittadino, «c’è costato tanta fatica». L’iter che ha portato alla discussione del testo in aula, infatti, ha subito tanti e tanti di quegli scossoni che, quasi quasi, rischiavano di lasciare al palo la città dello Stretto. Prima l’articolo del Corriere della sera, dove Gianantonio Stella sottolineava la mancanza dei requisiti di Reggio per ottenere l’investitura di “metropolitana”, poi le “bizze” del ministro Roberto Maroni e del sindaco di Verona, Flavio Tosi. Infine, la sfilza di emendamenti alla Camera durante la discussione. Così, la conferenza stampa organizzata in tutta fretta a Palazzo San Giorgio, è servita al sindaco Scopelliti per tirare un lungo sospiro di sollievo. Prima di tutto ha ringraziato i parlamentari calabresi, anche quelli del Pd, e, poi, ha stretto, idealmente, la mano al ministro Roberto Calderoli: «E’ grazie ad un leghistase oggi portiamo un risultato di questa portata». Già, Calderoli. Che, secondo il il primo cittadino, ha avuto il merito di «mandare al macero un pericolosissimo emendamento presentato da Aurelio Misiti». Il deputato di Idv proponeva il riconoscimento immediato della città metropolitana di Reggio-Messina. Tutte e due insieme, subito. «Un emendamento impresentabile - spiega Scopelliti - per il semplice fatto che il Parlamento non può legiferare sulla Sicilia che è una regione a statuto speciale. Fosse passata la “Proposta Misiti” si sarebbero creati dei problemi di incostituzionalità che avrebbero messo la parola fine ad ogni ambizione etropolitana della nostra città». Contrariato, Scopelliti, è anche per il fatto che «a quell’emendamento il Pd ha votato favorevole in blocco». Il sindaco, poi, riflette sugli interventi in aula. Guarda con sospetto Misiti, attacca Casini, Tabacci, Cimadoro e Borghesi, applaude Bocchino e Nucara. Ma nulla può guastare questo giorno di festa:«Sono orgoglioso per la coesione mostrata in questa sfida. Dalla compattezza diPdl e Lega fino al contributo del Pd. In questi giorni sono sempre stato in contatto col presidente Giuseppe Bova. Oggi siamo felici insieme». Nel festival dei buoni sentimenti, l’unico affondo è per Loiero: «Il suo silenzio diverte».

«preferisco l’audacia della speranza alla timidezza del cinismo»

Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti. Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”. Norberto Bobbio