martedì 21 luglio 2009
Il nuovo che avanza, parte II
Bene, tranquilli, avanza ancora!
Così come chi, il coraggio non ce l'ha, non se lo può dare!
Insomma nulla di nuovo sotto il sole di queta estate del 2009.
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martedì 23 giugno 2009
sul Casinò il solito casino
(ANSA) - ROMA, 23 GIU - "Continuerò a battermi perché ogni regione d'Italia abbia il suo casinò". Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ad Agipronews, definendo "un'anomalia assurda che ce ne siano solo quattro (Sanremo, Saint Vincent, Venezia, Campione d'Italia, ndr) e quindi solo in alcune regioni. Ognuna dovrebbe avere invece il suo casinò capace di essere una notevole risorsa turistica per essere competitivi con l'offerta che nel campo propongono le altre nazioni europee".
"Stop ai falsi moralismi - ha affermato il ministro - piuttosto è giusto che siano introdotti nei nuovi casinò opportuni correttivi e regolamentazioni. Penso a limitazioni all'affluenza per i residenti, lasciando invece porte aperte per i turisti".
Tra le città possibili sedi di casinò La Russa pensa a "Taormina, dove era già presente una casa da gioco e magari ne ha diritto prima degli altri, anche in qualità di 'capitale turistica' di una regione come la Sicilia. Ma non solo, ripeto, per quello che posso, sosterrò ancora l'idea che sia doveroso che ogni regione ne abbia uno".
Piacciono decisamente meno al ministro La Russa le sale Bingo. "Penso - ha osservato - che alimentino in modo poco controllato il gioco non troppo responsabile. Si potrebbero paragonare ai casinò dei poveri. Sale volute dal centrosinistra negli scorsi governi, contenenti elementi di pericolosità. Io le ho definite 'rovina-casalinghe'. In particolare ho avversato la possibilità che in esse si inseriscano le slot machine". (ANSA).
CASINO': S.VINCENT; PDL, APRIRE A VALDOSTANI TUTTE LE SALE
(ANSA) - AOSTA, 20 MAG - La sollecitazione perché tutte le sale gioco del casinò di Saint-Vincent siano aperte anche ai residenti in Valle d'Aosta è stata rilanciata oggi da Massimo Lattanzi, capogruppo del Pdl che sull'argomento ha presentato con i colleghi un'interpellanza consiliare.
"I valdostani che vogliono giocare - ha precisato Lattanzi - vanno al casinò di Chamonix che dista pochi chilometri da Aosta e con l'apertura delle sale di Saint-Vincent saranno i residenti a decidere se andare o no a giocare". Augusto Rollandin, nel rispondere all'interpellante, ha ricordato che la Giunta ha già trasmesso al Consiglio la proposta di modifica dell'attuale Disciplinare per la gestione della Casa da gioco di Saint-Vincent.
Le modifiche prevedono, tra l'altro, nuove disposizioni relative ai residenti in Valle d'Aosta volte a consentire l'accesso dei valdostani alla casa da gioco, in locali appositamente individuati e partecipare ad attività di gioco elettronico ed ai tornei del cosiddetto Poker Texas Hold'em, precludendo loro l'accesso ai servizi di cambi assegni e la possibilità di utilizzo di modalita" di pagamento elettronico. "La questione - ha precisato Rollandin - è delicata e sensibile e si deve affrontare tenendo conto dei mutamenti intervenuti nella società e, in particolare, nel settore del gioco".
Nel prendere atto della disponibilità al confronto manifestata da Rollandin, Lattanzi ha sottolineato che "il tutto deve essere affrontato con una seria riflessione su questioni quali la sicurezza e la salvaguardia delle attività commerciali del comprensorio". (ANSA).
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sabato 13 giugno 2009
Troppo, drammaticamente, facile!
Spigolando del 25 febbraio 2009 "Ronde, nucleare e Pantalone"
Il decreto approvato dal governo in temo di sicurezza è ancora caldo, appena espulso. Il Presidente Berlusconi con quel misto di finto naïf e di arroganza che lo contraddistingue lo ha giustificato con queste parole: “in seguito al grande clamore suscitato da recenti episodi” anche se , “rispetto agli anni 2006 e 2007, nel 2008 c'è stato un calo intorno al 10% degli episodi di violenza, anche nella città di Roma”.
Dunque ricapitoliamo un po’: gli episodi di violenza sono in diminuzione, nelle città sono stati schierati anche i militari, cosa non comune nelle democrazie occidentali e adesso si autorizzano dei normali cittadini a pattugliare quartieri e paesi.
Ah, dimenticavo, dovrebbero essere, preferibilmente, pensionati delle forze dell’ordine!
Gli alpini, per nostra fortuna, fanno molto volontariato ma di quello classico, per aiutare gli altri,
Quindi pantere grigie in azione o, forse, c’è in previsione un ulteriore taglio delle spese nel settore sicurezza con prepensionamenti? Quindi secondo la logica che il volontariato serve in primis ad occupare il tempo libero dei volontari, ecco già pronta un bel passatempo per dei neo-baby-pensionati.
Sorge spontanea una domanda: non è che hanno previsto anche una bella divisa per questi rondisti, magari una bella camicia, il colore? Allora vediamo un po’, ne abbiamo già avuti di volontari con camicie brune e nere, quelle rosse sono ovviamente impraticabili, il bianco si sporca troppo facilmente, rimangono il verde e l’azzurro. Il verde piace a qualcuno al nord ma ricorda anche i vituperati ambientalisti, non rimane che l’azzurro, si penso proprio che avremo le nostre belle camice azzurre!
da Corriere.it del 13 giugno 2009
Presentate a Milano le «Camicie grigie» di Gaetano Saya
L'Msi lancia le «ronde nere»
Sul basco l'aquila imperiale
Non avevo considerato il grigio, fa fine e non impegna, al limite si possono indossare anche sotto un bel doppiopetto!
Ragazzi miei, il vento soffia di nuovo e non è un bel vento, le coscienze sono cloroformizzate da Porta a Porta e dal pastone quotidiano che viene trasmesso via etere. Si contano le poltrone da Assessore salvate e ci si dimentica del resto!
Resistere, resistere, resistere! Siamo pronti a raccogliere l’appello?
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L'ultima ora di Spigolando e ultima ora bis
da Corriere del 19/04/2009
vedrete I CURRICULUM DEI MANAGER PUBBLICI. lA P.A. NON SIA OSPIZIO DI POLITICI TROMBATI»
Brunetta: «Col federalismo stop ai privilegi delle Regioni a statuto speciale »
«Ora tutte saranno "speciali" , e non perchè hanno più soldi delle altre»
Renato Brunetta (Lapresse)ALBA (CUNEO) - «Tra poche settimane pubblicherò i curricula di tutti i direttori generali e dei manager della pubblica amministrazione». L'annuncio è del ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta, intervenuto ad Alba alla presentazione del candidato sindaco Carlo Castellengo. «Lo farò -ha annunciato il ministro fra gli appalusi del pubblico- come ho pubblicato i nomi, i cognomi e le remunerazioni di tutti gli amministratori delle public utilities, le ex municipalizzate che a volte sono aree di grande efficienza ma a volte barconi per trombati». Ricordando che già sono stati pubblicati 27mila nomi e che saliranno nelle prossime settimane, Brunetta ha concluso: «Li pubblicherò tutti non per demonizzare qualcuno ma per trasparenza. Se uno è un bravo amministratore, produce bene e fa efficienza è giusto che sia pagato, ma la pubblica amministrazione non deve essere un ospizio per trombati della politica».
«FINE PRIVILEGI REGIONI STATUTO SPECIALI» - «Basta con le Regioni a statuto speciale» ha anche detto Brunetta, commentando le critiche del sindacato valdostano Savt-Ecole sulla legge Gelmini e sulla legge Brunetta. «Tutte le Regioni italiane - ha precisato - saranno speciali, non ci saranno più privilegi». «Le Regioni a Statuto speciale - ha affermato Brunetta - sono istituzioni della Repubblica che per 50-60 anni hanno chi bene chi meno bene goduto di un vantaggio finanziario. Molti l'hanno usato bene, altri meno bene. Con il federalismo e il federalismo fiscale che stiamo realizzando avremo tutte regioni a statuto speciale. Si giocherà non più sui trasferimenti maggiori, ma sull'efficienza, la qualità, la trasparenza, la produttività. E saremo tutti un po' più equi. Che nessuno - ha aggiunto - strilli alla lesa autonomia, non si tratta di questo. Si tratta solo di redistribuire meglio le risorse della collettività».
«QUELLO É UN FEDERALISMO EGOISTICO» - «Il sindacato Savt-Ecole ha detto oggi che per il prossimo anno ci sarà un incremento nella regione di 30 posti per gli insegnanti e «non il taglio di organici come avviene purtroppo nel resto del territorio nazionale in applicazione della legge Gelmini e della legge Brunetta». «Mi sono arrabbiato - ha sottolineato Brunetta - perchè è troppo facile aumentare gli insegnanti con i soldi degli altri. La Valle d'Aosta è una regione piccola, che riceve dallo Stato cinque volte le risorse delle altre. Questo è ciò che io chiamo federalismo bastardo: è troppo facile nascondersi dietro all'autonomia per sprecare le risorse». Secondo Brunetta, «federalismo non vuole dire avere la spesa facile, ma esercitare responsabilità e trasparenza». «L'attuale federalismo egoista di matrice post bellica - ha rimarcato - è finito. D'ora in poi dovrà esserci un federalismo nel quale tutte le Regioni siano speciali, e non perchè hanno più soldi delle altre. Credo che in Italia non dobbiamo più avere figli e figliastri, cicale e formiche, con i soldi che vanno sempre solo alle cicale. È stato così per 50 anni, ora è una storia finita: il federalismo che stiamo costruendo sarà un federalismo della convergenza e della responsabilità».
Ahi, ahi .......... gli "apparentati" sono come le scarpe più sono piccoli più fanno male!
Politici trombati? Jamais chez-nous, risorse da non disperdere!
da 12vda.it
00:23 EUROPEE: VAL D'AOSTA,UV FAVOREVOLE AD APPARENTAMENTO CON PDL
(ANSA) - QUART (AOSTA), 8 APR - Con 14 voti contrari, sei astensioni e 90 voti favorevoli il Conseil federal dell'Union Valdotaine ha approvato un documento per portare avanti le trattative con il Pdl per un "apparentamento" alle prossime elezioni europee. La riunione si è svolta al Villair di Quart e si è conclusa poco prima di mezzanotte. Il 'parlamentino' dell'Uv, dopo un acceso e serrato confronto, ha quindi affidato al Comité federal il mandato per proseguire i colloqui con il Pdl. "E' stata una chiara scelta di identificazione con l'elettorato valdostano" ha commentato il presidente del movimento, Ego Perron, che ai delegati aveva detto: "Proponiamo una soluzione per avere un rappresentante al Parlamento Europeo. Non abbiamo mendicato nulla, non abbiamo negato la nostra storia né i nostri principi, così come non vogliamo rinunciare a radici, storia e passato". Non a favore dell'accordo con il Pdl si sono dichiarati l'assessore regionale Laurent Vierin, gli ex presidenti della Regione Dino Vierin e Luciano Caveri, il sindaco di Aosta, Guido Grimod, mentre a favore si sono espressi l'attuale presidente della Regione, Augusto Rollandin ("E' un accordo politico solo per le europee, se corriamo da soli non ci sono speranze mentre se stringiamo un'alleanza possiamo puntare a un risultato positivo"), il presidente del Consiglio comunale di Aosta, Renato Favre, e il vice-presidente del movimento, Ugo Voyat. (ANSA).
(ANSA) - AOSTA, 8 APR - Tre ore di acceso dibattito per decidere di proporre al Pdl un accordo elettorale per un 'apparentamento' alle prossime elezioni europee. Il Conseil federal dell'Union valdotaine ha approvato ieri sera, a grande maggioranza, il documento presentato dal presidente Ego Perron e modificato durante l'assemblea (no ad un candidato nella lista Pdl e sì all'apparentamento). In oltre 60 anni di storia il movimento autonomista valdostano non aveva mai stretto alleanze con partiti di destra né aveva mai invitato Alleanza nazionale ai suoi congressi. "In quest'assemblea ho sentito critiche - ha tuonato davanti ai delegati Perron - ma non soluzioni. Noi abbiamo lavorato in condizioni difficili per individuare un percorso che ci possa permettere di eleggere un rappresentante a Bruxelles. Senza mendicare nulla e senza negare la nostra storia, i nostri principi, il nostri patrimonio culturale". Favorevole anche il presidente della Regione Valle d'Aosta, Augusto Rollandin, secondo il quale "questo è un accordo politico solo per le elezioni europee". "Se corriamo da soli non abbiamo possibilità - ha spiegato alla platea - altrimenti c'é l'opportunità di ottenere un rappresentante. Per noi destra o sinistra è la stessa cosa". Il Conseil ha così dato mandato al Comité federal di portare avanti nei prossimi giorni le trattative con il Pdl per raggiungere un accordo. (ANSA).
Il bipolarismo non poteva continuare a fermarsi a Pont-Saint-Martin, la scelta del Comité federal dell’UV è una scelta di campo. Tentare di occultarla sotto le mentite spoglie di una soluzione tecnica per assicurarsi maggiori chances di eleggere un eurodeputato è una meschina mistificazione.
Le chances rimangono basse o per meglio dire nulle, nel 2004 l’ultimo degli eletti nella lista di Forza Italia prese più di 49.000 preferenze, nella lista di Alleanza Nazionale più di 66.000, la prima dei non eletti in Forza Italia dopo tutte le dimissioni per incompatibilità e le scelte dei big
risultava Iva Zanicchi con quasi 35.000; i consensi raggranellati da Guido Grimod furono
21.157!
La caccia alle preferenze personali nel PDL sarà forte perché le due anime FI e AN avranno la possibilità di marcare il loro peso specifico all’interno del neonato partito e di farlo valere nei costituendi organismi interni, quindi oltre all'interesse personale di farsi eleggere i candidati di punta avranno il supporto degli apparati dei due partiti originari.Non era una scelta obbligata, oltre all’ipotesi Lega Nord, tramontata improvvisamente e senza una vera spiegazione del perché, esisteva anche la sponda UDC che partecipa in regione ad uno dei movimenti della maggioranza, la Stelle Alpina. L’UDC avrebbe permesso all’UV di continuare
nel "nì gauche, nì droite", non sarebbe stato un matrimonio di amore, probabilmente gradito alla
parte ultra-cattolica degli amici del Senatore
Fosson e comunque meno lacerante della opzione PDL.
L’offerta del PD non era stata scartata a priori nel precedente Comité solo per ragioni di opportunità, una sorta di bluff per non dichiarare immediatamente la scelta di campo, per non creare troppe difficoltà alla giunta comunale di Aosta e agevolare l’autolesionismo del centrosinistra regionale che si presenterà una volta di più diviso.Nel quadro attuale diventa evidente che la possibilità che un parlamentare europeo sia valdostano si avvicina allo zero assoluto. Il prossimo test elettorale diventa quindi strategico per altri scenari: la possibilità di imbarcare definitivamente il PDL nella maggioranza regionale e di conseguenza la costruzione delle prossime alleanze per le comunali, in particolare per la città di Aosta.
Un buon risultato alle europee per la lista o il candidato UV sarebbe il nulla osta alla virata a destra, come a dire prendiamo atto che il vento tira in quella direzione e per evitare che ci taglino troppo le unghie facciamo buon viso a cattivo gioco.
Nel ventennio anche la Valle d’Aosta partecipò al periodo del "consenso".
Rimangono coloro per cui, ce ne scuserà il Presidente Rollandin, destra e sinistra non sono la stessa cosa, credo anche per quelli con tessera rossonera che non dimenticano contro chi combatterono i padri della nostra autonomia e della nostra libertà .
Pensieri controcorrente
Caso Reggio - Quando i Santi in paradiso sono targati RC-AN
Il caso - VOTO IN PARLAMENTO
E Reggio Calabria diventa «metropoli»
Assente nella legge del '70, «promossa» dal centrodestra
V aglielo a spiegare ai cittadini di Verona, Taranto, Padova o Brescia, perché Reggio Calabria debba entrare tra le «aree metropolitane» e le loro città, più grandi, no. Vaglielo a spiegare soprattutto ai sindaci leghisti, già in fibrillazione coi loro elettori per i soldi dati a Catania e a Palermo. Eppure è così: nella scia d'un voto in commissione passato grazie a un emendamento voluto da An, il capoluogo calabrese farà parte del gruppetto delle elette. Pur non entrando in neppure una delle classifiche dei maggiori sistemi urbani italiani.
La legge 142 del 1970 all'articolo 17 è in realtà chiarissima: «Sono considerate aree metropolitane le zone comprendenti i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e gli altri comuni i cui insediamenti abbiano con essi rapporti di stretta integrazione in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali». Totale: nove. Più Cagliari, in virtù dell'articolo 43 dello statuto speciale per la Sardegna. Un'aggiunta che si sarebbe tirata dietro le aree metropolitane decise «autonomamente » a livello regionale per Palermo, Catania o Messina.
Di fatto, definire cosa sia un'area metropolitana è più complesso. La legge parla di comuni che assumono le «funzioni di competenza provinciale » quando «hanno precipuo carattere sovracomunale» e queste funzioni (pianificazione territoriale, viabilità, traffico e trasporti, tutela dei beni culturali e dell'ambiente, difesa del suolo, smaltimento dei rifiuti) «debbono, per ragioni di economicità ed efficienza, essere svolte in forma coordinata nell'area metropolitana». Una definizione che dice tutto e niente. Gli stessi urbanisti non sono concordi sul metodo «scientifico» per enunciare una volta per tutte cosa sia un'area metropolitana. In linea di massima, tanto per intenderci, si considera tale un sistema di comuni che hanno un grosso insediamento centrale e una serie di comuni satelliti che, per motivi economici, culturali, sanitari, viari, ferroviari e così via gravitano intorno.
Fatto sta che, al di là della definizione della legge varata e mai portata a compimento 39 anni fa (per capirci: l'anno in cui Luciano Lama diventava segretario della Cgil, mezzo milione di hippies inondavano l'isola di Wight per sentire Jimi Hendrix e la nazionale perdeva la finale in Messico col Brasile) esistono un mucchio di tabelle, classifiche, elenchi e mappe differenti. Con una sola caratteristica in comune: tra le aree metropolitane non c'è mai Reggio Calabria.
Non c'è nel cartogramma dell'Istat sulla densità di popolazione residente dove spiccano in colore rosso fuoco Roma e Milano, Padova e Torino, Livorno e Bari, Napoli e Ancona ed altre ancora, ma non la città sullo stretto. Non c'è nella graduatoria delle città più popolose, dove è al 19˚ posto appena davanti a Parma e alle spalle non solo di Verona, Brescia, Padova, Trieste o Taranto ma perfino di Prato. Non c'è nella mappa Istat dei grandi comuni, dove piuttosto c'è la dirimpettaia Messina. Non c'è, infine, nella tabella dei primi 13 «Sistemi Locali del Lavoro dei Grandi Comuni» elaborata ancora dall'Istat e usata da chi governa per decidere come e cosa fare dato che questi «Sistemi» sono «unità territoriali costituite da più comuni contigui fra loro, geograficamente e statisticamente comparabili» e insomma fotografano al meglio la complessità delle maggiori aree urbane.
Non bastano i dati italiani? Andiamo a prendere «Les aglomeraciones metropolitanes i les regions europees », uno studio condotto dall'«Institut d'Estudis Regionals i Metropolitans de Barcelona» che ha messo in fila 88 aree metropolitane. La prima è quella intorno a Londra che arriva a dodici milioni e mezzo di abitanti, la seconda è quella di Colonia con dieci milioni, la terza quella di Parigi, la quarta di Liverpool e Manchester, la quinta quella di Amsterdam, la sesta quella di Milano: 6 milioni e 114 mila abitanti. E giù giù a scendere si trovano Napoli e Roma, Torino e Palermo, Genova e Catania e Bologna e Padova e perfino Pescara. Ma non Reggio Calabria.
Tema: perché è stata dunque inserita dalle Commissioni Riunite Bilancio e Finanze tra le aree metropolitane? Per il numero degli abitanti della provincia? No: con 564.223 è molto più piccola di quelle di Varese, Treviso o Caserta. Per il numero degli abitanti della città sommati al circondario? No, perché i municipi limitrofi, tra i quali spicca Sant'Alessio in Aspromonte (364 anime) arrivano tutti insieme a 39.118 persone, il che fa della «Grande Reggio» una città assai meno popolosa della sola Verona senza i suoi popolosi sobborghi.
E allora? Se fosse stata varata «un'area metropolitana dello Stretto, mettendo insieme Reggio e Messina in previsione del Ponte», come dice polemicamente il deputato dipietrista Antonio Borghesi nella scia d'una vecchia tesi, sarebbe forse stato diverso. Forse. Ma così? Per capirci qualcosa, può aiutare l'elenco di chi, forse auspicando un futuro arrivo di finanziamenti ad hoc, ha presentato l'emendamento: i deputati Italo Bocchino, Massimo Corsaro, Francesco Nucara, Antonino Foti, Angela Napoli e Santo Versace. Denominatori comuni? O sono reggini o sono di An o sono le due cose insieme. E chi governa da anni sulla sponda calabrese dello Stretto? Giuseppe Scopelliti, di An.
Per carità, tutto legittimo. La politica, in democrazia, è fatta di scelte politiche. E non si può accontentare tutti. Resta la domanda: dopo avere deglutito come fossero olio di ricino i soldi dati a Catania, i soldi dati a Roma, i soldi dati per evitare la bancarotta dell'Amia palermitana, come sarà vissuta la novità dentro la destra di governo? Cosa diranno governatori come Giancarlo Galan convinti che «il governo si sta meridionalizzando» e certi sindaci padani alle prese con un elettorato affetto da dolorosi mal di pancia?
Gian Antonio Stella
22 marzo 2009
Reggio Calabria festeggia, è tra le “città metropolitane”
Il riconoscimento ufficializzato dal voto in aula a Montecitorio. Scopelliti festeggia e bacchetta Loiero: «Il suo silenzio diverte»
25/03/2009
di FRANCESCO PAOLILLO
Reggio Calabria è la decima città metropolitana dopo l’approvazione, alla Camera, del Ddl sul federalismo fiscale. All’indomani del via libera all’emendamento “Bocchino-Corsaro-Versace” da parte della commissione Bilancio, la provincia calabrese supera anchel’esame dell’aula. Reggio s’inserisce, dunque, nella lista insieme a Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Napoli, oltre ai territori riconosciuti dalle regioni a statuto speciale (Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Sassari e Trieste). Per il sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti, «il primo tempo è vinto, adesso dobbiamo portare a casa la partita». Il primo cittadino aspetta «fiducioso» il prossimo appuntamento al Senato e, intanto, esulta per l’accoglimento dell’articolo 22 del testo sul federalismo.Un riconoscimento che, ammette il primo cittadino, «c’è costato tanta fatica». L’iter che ha portato alla discussione del testo in aula, infatti, ha subito tanti e tanti di quegli scossoni che, quasi quasi, rischiavano di lasciare al palo la città dello Stretto. Prima l’articolo del Corriere della sera, dove Gianantonio Stella sottolineava la mancanza dei requisiti di Reggio per ottenere l’investitura di “metropolitana”, poi le “bizze” del ministro Roberto Maroni e del sindaco di Verona, Flavio Tosi. Infine, la sfilza di emendamenti alla Camera durante la discussione. Così, la conferenza stampa organizzata in tutta fretta a Palazzo San Giorgio, è servita al sindaco Scopelliti per tirare un lungo sospiro di sollievo. Prima di tutto ha ringraziato i parlamentari calabresi, anche quelli del Pd, e, poi, ha stretto, idealmente, la mano al ministro Roberto Calderoli: «E’ grazie ad un leghistase oggi portiamo un risultato di questa portata». Già, Calderoli. Che, secondo il il primo cittadino, ha avuto il merito di «mandare al macero un pericolosissimo emendamento presentato da Aurelio Misiti». Il deputato di Idv proponeva il riconoscimento immediato della città metropolitana di Reggio-Messina. Tutte e due insieme, subito. «Un emendamento impresentabile - spiega Scopelliti - per il semplice fatto che il Parlamento non può legiferare sulla Sicilia che è una regione a statuto speciale. Fosse passata la “Proposta Misiti” si sarebbero creati dei problemi di incostituzionalità che avrebbero messo la parola fine ad ogni ambizione etropolitana della nostra città». Contrariato, Scopelliti, è anche per il fatto che «a quell’emendamento il Pd ha votato favorevole in blocco». Il sindaco, poi, riflette sugli interventi in aula. Guarda con sospetto Misiti, attacca Casini, Tabacci, Cimadoro e Borghesi, applaude Bocchino e Nucara. Ma nulla può guastare questo giorno di festa:«Sono orgoglioso per la coesione mostrata in questa sfida. Dalla compattezza diPdl e Lega fino al contributo del Pd. In questi giorni sono sempre stato in contatto col presidente Giuseppe Bova. Oggi siamo felici insieme». Nel festival dei buoni sentimenti, l’unico affondo è per Loiero: «Il suo silenzio diverte».
«preferisco l’audacia della speranza alla timidezza del cinismo»
Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti. Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”. Norberto Bobbio

